Gli schiavi del terzo millennio

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La schiavitù del terzo millennio, può esser definita volontaria?

A pensarci bene oggi si producono tanti prodotti che ci rendono schiavi, nella maggior parte dei casi frutto di un lavoro alienante, concesso naturalemente se si è pronti a dare in cambio la propria vita, i propri sogni. Noi stessi alla fin dei conti scegliamo i padroni che dovranno dettare i ritmi della nostra vita, ma badate bene che fin dai tempi del medioevo o anche dalle prime rivoluzioni industriali, l’uomo, la donna e la società sono asservite ad un potere di pochi e il popolo questo non lo sa o finge in ogni attimo della sua vita di non saperlo. Per quanto ancora dobbiamo ignorare la ribellione come unica reazione plausibile e legittima  degli oppressi? Ognuno di noi, accettando la vita che è stata decisa per loro, rinuncia di conseguenza a qualsiasi forma di libertà soggettiva e la verità andrà ad abdicare in un sonno profondo, quella stessa verità che per molti può esser rivoluzionaria, anche se per molti questo termine è sinonimo di paura per il fatto stesso che si disallinea dalle regole imposte dall’alto. Oggi tutti vivono in un ambiente che è in fin dei conti il luogo dove decidono di vivere, magari contro la loro volontà, ma allo stesso tempo diventa la terra depositaria dei sogni in vita, diventa quella prigione senza muri o barriere, senza sbarre o secondini…

“Mi citeran di monito
a chi crede sia bello
giocherellare a palla
con il proprio cervello.
Cercando di lanciarlo
oltre il confine stabilito
che qualcuno ha tracciato
ai bordi dell’infinito”

L’ambiente, che attimo dopo attimo circonda il nostro fare, diventa inevitabilmente il luogo predestinato dove la nostra esistenza nasce, cresce, per poi volger al termine. L’ambiente stesso diventa la prigione dentro la quale “si deve” vivere. Viviamo in un’era dove il modello di produzione dominante è frutto primordiale di uno stato assassino o peggio ancora, privato e questo furto sociale si materializza in tutto ciò che noi vediamo, muri, cancelli o frontiere, segno inconfondibile di tutto ciò che invade e la merce: come le Tv, le auto o cellulari (solo per citarne alcuni) diventa inequivocabilmente un mezzo che spoglia l’uomo di ogni idea di rivoluzione. Periodicamente la società occidentale crea “bisogni vitali” per uomini e donne che non sanno più sognare. Distribuiti in massa modificano, senza più ritorno, le relazioni umane, i contatti di pelle, i bisogni stessi e invece di unire dividono gli uomini imponendo loro un mercato povero di idee, due facce della stessa medaglia. Il sistema stesso è sbagliato alla radice, gli oggetti ci posseggono in virtù di una falsa abbondanza che conduce l’uomo moderno a consumare prodotti agro/chimici di vaga provenienza, sempre alla ricerca di surrogati di prodotti alimentari che dietro nascondo il degrado e la falsità di uno stato complice nell’assassinio dell’uomo. Prodotti alimentari geneticamente modificati, coloranti, conservanti, pesticidi, ormoni che fanno da contorno ad una falsa illusione di poter scegliere, tutti persi tra gli scaffali di un mercato il cui unico scopo è renderci più poveri avvelenandoci lentamente. Il piacere immediato è la regola aurea dominante e le conseguenze, purtroppo, si vedono mostrandosi nella loro totale mostruosità. Eppure la miseria, quella vera, regna ovunque noi giriamo il nostro sguardo e la scarsità si nutre dei più deboli in un sistema dove la disuguaglianza e il falso mito del progresso rendono schiavi anche gli uomini più liberi.

“Daltonici, presbiti, mendicanti di vista
il mercante di luce, il vostro oculista,
ora vuole soltanto clienti speciali
che non sanno che farne di occhi normali”

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Enea Rotella

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