L’uomo moderno, il dominato

uomo moderno

L’uomo moderno, il dominato, colui che perde il proprio tempo nelle distrazioni, nelle vacanze organizzate, nei party alla moda con nessun momento quotidiano che possa sfuggire alla morsa del sistema, ogni attimo è stato sequestrato, non è un lavoratore, ma schiavo a tempo pieno. Il degrado dell’ambiente che lo abbraccia, il cibo avvelenato che viene venduto, lo stress delle sue condizioni da cittadino libero, o presunto tale, e della sua vita sociale con soltanto la liberazione a far breccia nelle sue catene. Prigioniero della propria prigione, delle proprie sofferenze, malati terminali della propria condizione servile, ci si ammala delle conseguenze del male senza mai cercarne la causa. Lo Stato è il mandante, il sistema attuale ha fatto del nostro corpo e dei nostri sogni una merce, con i padroni del mondo pronti a brevettare il senso della vita, il potere non ha altro scopo che amplificare le sue forme di controllo, anche il nostro corpo, a ben vedere è sfuggito alle regole auree dettate dalla natura, di continuo, attimo dopo attimo, respiro dopo respiro viene avvelenato in virtù di un’evoluzione verso un orizzonte stabilito, l’obbedienza è diventata un dogma dal quale difficile è staccarsi con le proprie forze. Obbedire, produrre e consumare in virtù dei poteri forti, obbedire ai “professori”, ai datori di lavoro, ai poteri che in ogni attimo dettano la linea guida perché non bisogna dimenticare che a forza di obbedire si creano attimi eterni di sottomissione.

La dissobedienza spaventa, il sapere di essere liberi spaventa, senza una legge che ci governi, senza leggi che ci dicano cosa fare ci spaventa, come impaurisce i naviganti di una misera barca in una tempesta in mezzo l’oceano. Ma la dissobedienza è cambiamento, è rischio, è azzardo…è vita. Obbedire, questa è la regola imposta dall’alto, che sia la legge di una religione o di uno Stato assassino non ha importanza, l’importante è obbedire ed è la paura che ci ha donato le catene, imprigionati nell’ombra della nostra stessa ombra. Dalla nostra parte abbiamo sì la forza numerica per sovvertire l’ordine innaturale delle cose, ma finché la coscienza collettiva non diventa realtà i sogni, i nostri sogni rimarranno tali, ed è il nostro consenso a rendere il sistema più forte portandolo a nutrirsi del nostro stesso cibo. Il futuro, il presente, ci appartiene di diritto fin dalla nascita e chi non osserva attentamente giustifica il tutto con discorsi di eterno umanesimo moralizzatore, perché lo Stato che rende galera ingiustamente, giustifica la prigione dell’uomo libero.

Lo Stato non si risparmia mai nell’uso della violenza per preservare il sistema stesso e quindi ogni forma di pensiero o persona che si disallinea dal grande occhio catalogando il tutto come attività di pensiero eversiva deviante o peggio ancora terrorista, termine ormai troppo usato con facilità estrema dall’informazione di regime. L’opposizione è clandestina, l’opposizione è l’uomo di frontiera e la repressione diventa il mezzo più diretto per far tacere quel silenzio della maggior parte della popolazione che aumenta di tono, di note fino a diventare assordante, insopportabile. Lo Stato ha bisogno del suo Dio di cui farsi scudo, ha bisogno di quella religione alla quale ha consegnato l’anima, che in fin dei conti serve per anestetizzare quel senso di disagio sociale e il tutto non è altro che un pezzo di carta con parole scritte perse nel tempo dei tempi per far obbedire le popolazioni a regole scritte da altri, perché ogni gregge ha bisogno di un suo pastore, ogni esercito ha bisogno del suo generale. Non bisogna confondere quello che un tempo si faceva in nome di un Dio con quello che oggi si fa in nome del denaro.

La liberazione dell’uomo nasce dall’opposizione al controllo che si ha su di noi, la liberazione è un desiderio, una volontà che potrà sì esser anestetizzata, ma che non potrà esser seppellita o nascosta in eterno. La domanda è, esistono alternative alle leggi attuali che governano il nostro fare? Oggi ci si rassegna perché si pensa che non si può avere una vita diversa, una seconda chance se non in un’altra vita, dimenticandoci che ogni giorno della nostra vita, ogni attimo potrebbe raccontare di quella scintilla capace di cambiare l’ordine innaturale della vita, imposto dall’alto e seguito miserabilemtnte dai più. Alimentare l’illusione della classe dominata portandola ad adattarsi a questa idelogia fatta di regole imposte non da noi, uomini nati per diritto liberi, ma da uomini il cui unico interesse…è il proprio. Sognare di vivere in un altro mondo non è un crimine e neanche impossibile, sognare un altro mondo significa dare un futuro migliore a chi, un giorno, prenderà il nostro posto.

“…è difficile sapere cosa sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità”

Albert Einstein

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Enea Rotella

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