Il pilota di Hiroshima e il bambino Akihiro

japan atomic

Questa è una storia che affonda le sue radici nel lontano 1944, esattamente il 6 agosto. H 8:15

Sembrava un giorno come un altro, avrà pensato Akihiro Takahashi mentre si recava al ginnasio, ma mai avrebbe potuto immaginare che il destino si sarebbe abbattuto su di lui a bomba. Su di lui e su altri 250.000 uomini, donne…bambini. Sicuramente uscito di casa avrà alzato al cielo lo sguardo anche solo per un attimo, ma mai avrebbe potuto credere che dall’altra parte delle nuvole Paul Tibets, pilota dell’Enola Gay, potesse eseguire un comando che avrebbe cambiato la storia dell’umanità.

La città dove Akihiro viveva non è una città qualunque è Hiroshima, e quel giorno di agosto lo ricorda bene, i segni sul corpo non lo nascondono al mondo, le mani sfigurate dalle cicatrici da radiazioni, la pelle che si toglieva via come una buccia e le centinaia di vittime intorno a lui ma Akihiro, tra tutti, riuscì a sopravvivere a quel giorno atomico. Ebbe così tanto coraggio da vivere, diventare vecchio, di non odiare…nonostante le cicatrici, quelle non si possono cancellare. Ma anche se il tempo dopo quel giorno passò innesorabile, il suo corpo piano a piano si consumava da dentro. Gli organi interni logorati dal lavoro dell’uomo, dall’atomica, ma nonostante tutto tra i pochi hibakusha (superstiti), ebbe il coraggio di prendere il suo pennino e scrivere, scrivere una lettera al pilota di Hiroshima. Dall’altra parte della terra il colonnello Tibbets fece carriera, in fondo era lui che ne uscì vittorioso da quella guerra insieme all’America. Divenne generale e poi presidente di una società di aviazione civile e ci vollero ben otto mesi per avere una risposta alla lettera che evidenziava il timore di Akihiro che un giorno le nazioni più potenti, potessero intesificare le loro ricerche sul nucleare. La lettera invitava il pilota a sentire, a vedere Hiroshima dopo tutti quegli anni per impedire che quel giorno tragico si potesse ripetere.

<<Dobbiamo, lei e io, tornare essere umani, tornare al punto di partenza, dimenticare quello sfortunato evento>>

Il generale americano ci mise ben otto mesi a rispondere a quella preghiera di pace, poche righe in realtà, che si concludevano con un freddo saluto

Ma Akihiro non si diede per vinto e rispose invitandolo a vedere le bellezze di Kyoto e Nara, di vedere quelle terre da un’altra prospettiva che non fosse solamente dall’alto di un fungo atomico a 12 mila metri da terra, a 12 mila metri dalla morte. Il generale rispose a quell’invito, ma poche righe in realtà: <<Dopo lunga riflessione, purtroppo non posso accettare>>. Akihiro seppe a breve che non sarebbe andato a trovarlo, ma quel che ancora non sapeva è che il generale non avrebbe mai più risposto alle sue lettere. La vita del militare Tibbets continuò come sempre seguendo il suo corso, mentre Takahashi andava avanti e indietro dagli ospedali per quei suoi dolori, andava in giro per la sua città spiegando ai bambini il perché la guerra è pericolosa. Ma nonostante tutto a 4 anni dall’ultima lettera scrisse ancora, ma senza risposta e ne passarono altri 16 all’invio di un’altra. Il nostro eroe nippocino aveva superato i 70 anni di vita ma ancora, nessuna risposta. L’ultima lettera che mandò è del 28 agosto 2003 e questa volta la sua mano non fu guidata dai nobili pensieri che lo avevano contraddistinto in tutti quegli anni, ma bensì fu guidata dalla rabbia alla notizia che l’aereo che sganciò l’atomica era stato restaurato, ed esibito in un hangar-museo, in Virginia.

Fuori nel mondo chissà dove
o su nel cielo fra gli eterni eroi,
ma nel fondo di un profondo eterno
vive un uomo vive il suo inferno.

La sua bocca più non parla,
le sue notti non le dorme più,
sta nascosto dietro il suo pensiero,
muore un uomo muore senza il vero.

Il pilota di Hirioshima un duro
alla maniera di John Wayne
Ray Ban scuri, il lavoro era guerra,
ma negli occhi quel bimbo sulla terra.

Fuori nel mondo chissà dove,
nel riflesso del cielo nello stagno
striscia ancora la scia di vapore
del suo aereo e di quelle ore.

Sente battere le ali,
sente il freddo tutto intorno a sé,
vede luce di luce più abbagliante
di quel sole esploso in un istante

Augusto Daolio

Enea Rotella

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