La vita di Amedeo Modigliani negli occhi di Jeanne Hébuterne

220px-Amedeo_Modigliani_PhotoQuando si cerca un filo conduttore nella vita di un uomo, la strada non può essere che in salita e lo è ancora di più quando si tratta di un’artista che ha contribuito a farne la storia del secolo appena passato. Parliamo di Amedeo Modigliani, soprannominato Dedo (nell’ambiente natìo livornese) o Modì. Questo nomignolo gli è stato dato nel periodo in cui visse in Francia ed è traducibile con la parola italiana “maledetto”. Così fu la sua vita, maledetta. L’hashish (a Venezia ne fece un gran consumo) ma soprattutto l’alcol segnarono la sua vita. Maledetta perché la morte lo strappò alla terra a soli 35 anni e perché in vita non conobbe mai la ricchezza, ma solo la povertà.

Nasce il 12 lugluio del 1884  a Livorno da una famiglia ebrea, conobbe fin da bambino la povertà che lo accompagnò fino alla sua morte. A 22 annni decise di spostarsi a Parigi, centro artistico dell’avant-garde. Baudelaire applicò questo termine per definire con molta ironia, gli scrittori, pittori e pensatori francesi di sinistra. Non solo, con questo termine si identifica il rifiuto verso quella borghesia e quelle forme artistiche tradizionali. In questo contesto va inserito lo stile di Modì nel rappresentare le figure femminili con il collo affusolato. Una tendenza verso quel movimento rivoluzionario che lo portò a rompere con le ideologie del passato.

Tra i suoi amici spiccano nomi importanti (e tutti dei gran bevitori) del periodo artistico del tempo come Soutine, Moïse Kisling, Diego Rivera ma soprattutto Pablo Picasso. Leggenda vuole che Picasso prima di morire abbia pronunciato il nome di Modigiliani, grande rivale sì, ma in ambito pittorico.

Ma  questa è anche la storia di un amore che porta con se il nome dolce di Jeanne Hébuterne, la sua musa ispiratrice.

Figlia di una famiglia cattolica (o quasi), frequentò la comunità artistica di Montparnasse, la stessa di Modì. Essendo anche lei una giovane pittrice, si narra che i due passarono il tempo a farsi ritratti a vicenda, uno di fronte all’altro, quasi come a voler imprimere l’anima nella propria tela con i propri colori. Piccola curiosità, Modì in poche occasioni riuscì a dipingere, nelle fiugure femminili impresse nelle sue tele, gli occhi. Piccolo particolare che tale non è. Loro condivisero gioie e dolori degni dei migliori amanti che la vita bohèmien del tempo potesse offrire.  Ma la vita tormentata, dettata dall’uso sproporzinato dell’alcol, lo portò ben presto alla fame, tant’è che non riuscì mai a curarsi da quella maledetta malattia che lo tormentò fin da bambino, la tubercolosi. Ma proprio nel periodo di maggior difficoltà che riuscì a produrre una serie notevole di tele che ancora oggi vengono contese dai grandi collezionisti e non solo.

Ma la malattia avanzava lentamente lo corrodeva dall’interno, ma nonostante questo Amedeo si impegnò per iscritto a sposare la sua Jeanne non appena fossero pronti i documenti. Lei era quasi al nono mese di gravidanza.

Ma la morte, per Modì, non attese tanto ad arrivare.

Il 24 gennaio del 1920 emise l’ultimo sospiro. Due giorni dopo Jeanne sconvolta dal dolore decise di lanciarsi da una finestra dal quinto piano. Morì sul colpo e con lei il bambino che portava nel grembo.

I suoi familiari, fin dall’inizio non approvarono questo rapporto ma dopo 10 anni dalla sua morte decisero il trasferimento della salma al cimitero di Père Lachaise, vicino a quell’amore che la morte troppo presto strappò dalle sue braccia. L’iscrizione sulla sua lapide recita “Devota compagna sino all’estremo sacrificio“.

Mentre per Amedeo Modigliani, Moise Kisling, saldò la fattura di 1340 franchi per le “esequie e trasporti funebri”, soldi raccolti da una colletta fatta da amici, artisti e modelle.

Oggi, Modigliani è considerato come uno dei più grandi artisti del XX secolo e le sue opere sono esposte nei più grandi musei del mondo.

“Ho conosciuto bene Modigliani. L’ho conosciuto quando aveva fame, quando era ubriaco, quando aveva un po’ di denaro. In nessun caso l’ho veduto mancare di grandezza e di generosità”

 

modigliani donna senza occhi

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Enea Rotella

 

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