Roman Polanski, dove porta la porta della nona porta?

aristide torchia esoterismoDevo ammettere che questa domanda mi è rimasta nel cervello per anni, da quando il regista Roman Polanski fece uscire la famosa pellicola “La nona porta” con un grande Johnny Deep. Per chi non si ricordasse la trama, il film narra di un editore bibliofilo newyorkese, Boris Balkan che commissiona a Dean Corso una ricerca su un testo esoterico “Le nove porte del Regno delle Ombre“, scritto e stamapto da Aristide Torchia nel 1666. Tale ricerca è finalizzata al contatto che Balkan vorrebbe avere con Lucifero ma che non riesce ad avere affidando a Corso, la soluzione  dell’enigma. Naturalmente nella reltà storica dei fatti questo libro è inesitente. Roman Polanski  non è un regista alle prime armi e sa fare bene il suo lavoro, sa come cavalcare l’enigma e quindi costruirci sopra una pellicola che possa reggere le aspettative. Ma da cosa nasce questo suo lavoro? La risposta è semplice, il regista per la storia prende spunto da un romanzo di Arturo Pérez-Reverte del 1993, “Il club Dumas”, infatti in quest’opera troviamo Flavio La Ponte che commissiona a Corso la vendita di un capitolo di un manoscritto, ovvero dell’opera letteraria “I tre moschettieri”, scritto da Alexandre Dumas. Come dicevamo Polanski non è un regista che lascia al caso le sfumature dei suoi film, perché sono appunto queste che lo rendono importante e quindi un regista bravo e riconosciuto a livello mondiale, e lui lo è, quindi sicuramente era a conoscenza dei fatti storici legati a Dumas. Lo scrittore era un grandissimo ammiratore di Giuseppe Garibaldi, infatti durante la famosa spedizione dei mille gli fornì le armi, fu anche testimone nella famosa battaglia di Calatafimi, storia che possiamo trovare nell’opera pubblicata nel 1861 ne “I garibaldini”. Dumas fu anche vicino a Garibaldi quando egli entrò da eroe a Napoli e quindi essendo un valido compagno di guerra ed amico, Dumas era inevitabilmente a conoscenza del fatto che Garibaldi fosse un massone, e salutato come “primo libero muratore italiano” e infatti ricevette il 33º grado del Rito scozzese. Il tutto avvenne con l’assemblea del Grande Oriente Italiano che si tenne a Torino a partire dal 26 dicembre 1861 presieduto da Felice Govean, il gran maestro. Naturalmente questa è storia e come dato è incontrovertibile. Così come è inossidabile il fatto che al mondo esistano varie “correnti” massoniche…

<<75 diverse massonerie, 52 riti, 34 ordini di cui 26 androgeni e 1.400 gradi rituali. E potrei parlarvi della massoneria templare e scozzese, del rito di Heredom, del rito di Swedenborg, del rito di Memphis e Misraim, che era stato istituito da quel gaglioffo e truffatore di Cagliostro, e poi dei superiori incogniti diWeishaupt, dei satanisti, dei luciferiani o polladiani che dir si voglia, anch’io ci perdo la testa. Sono soprattutto i vari riti Satanici che ci fanno una pessima pubblicità, e vi hanno contribuito anche confratelli rispettabili, magari per puri motivi estetici, senza sapere il danno che ci procurano. Sarà stato massone per poco tempo, ma quarant’anni fa Proudhon aveva scritto una poesia a Lucifero: “Vieni o Satana, vieni o calunniato dai preti e dai re, lascia che t’abbracci e ti stringa a me”; quell’italiano, Rapisardi, ha scritto Lucifero, che era poi il solito mito di Prometeo, e Rapisardi non è neppure massone, però un massone come Garibaldi lo ha portato alle stelle, ed ecco che ormai è vangelo che i massoni adorino Lucifero. Pio IX non ha mai smesso di trovare a ogni passo il diavolo dietro la massoneria, e poco tempo fa quel poeta italiano, il Carducci, un pò repubblicano e un pò monarchico, gran trombone e purtroppo gran massone, ha scritto un inno a Satana, attribuendogli persino l’invenzione delle ferrovie. Poi il Carducci ha detto che Satana era una metafora, ma ecco che di nuovo il culto di Satana è parso a tutti il divertimento principale dei massoni>>. (1)

Dicevamo che questa è la storia dei fatti, ma girando il nastro in avanti e tornando quindi alla pellicola di Polanski il film nasconde in sé una serie di simboli esoterici di facile veduta, ma uno su tutti ha attirato la mia attenzione, dettata dal fatto che il regista non lascia nulla al caso. Mi ha stupito molto, a pochi secondi dalla fine, vedere i due protagonisti fare benzina alla macchina, ma soprattutto notare come per un attimo la telecamera si sia posata su un particolare, ovvero fa vedere di sfuggita la ragazza con il tubo della benzina con il marchio della casa petrolifera in vista: la Shell. Il tutto si consuma in pochi attimi, giusto il tempo necessario a far scattare una molla. In molti ricorderanno questo marchio, rosso e giallo con la scritta Shell che poggia su una conchiglia. Ora nella mitologia romana si narra che Venere venne creata dalla schiuma portata a riva sulla punta della conchiglia, tutti quanti ricorderanno la rappresentazione pittorica “La Nascita di Venere” del Botticelli. Ebbene questo simbolo rappresenta l’amore, la riproduzione, la manifestazione e infine la rinascita ovvero tutti elementi che si possono trovare nel film nella parte finale, subito prima e subito dopo la scena della benzina. Il tutto è racchiuso in pochi minuti che viene conclusa dalla comparsa di un fascio di luce (che simboleggia Lucifero) ad avvolgere il castello. Sarà solo un caso? O forse i dettagli servono a qualcosa? Ma naturalmente la nostra storia non finisce qua perché vi sono altri elementi da ricordare, come ad esempio la vita del regista, che già di per sé è un film.

Nacque da genitori di origine ebraica, polacco lui, russa lei, ma mentre il padre sopravvisse al campo di concentramento di Mauthausen, la madre perse la vita nel campo di sterminio di Auschwitz. Roman riuscì a scappare da quell’inferno grazie al padre quando ancora si trovavano nella Polonia invasa dai nazisti, infatti fu affidato ad una famiglia di contadini (proprio questi ricordi poi porteranno il regista a girare la pellicola Oliver Twist). Ma un giorno mentre si trovava a Londra, ecco il primo caso che dovrebbe indurci a porci quantomeno qualche domanda. Siamo nel 1969 e la moglie all’ottavo mese di gravidanza, insieme ad amici, viene uccisa brutalmente a Los Angeles per mano di una setta, The Family o anche The Manson Family. Naturalmente molti ricorderanno la storia di Charles Manson e della sua setta satanica che contava qualcosa come 50 adepti. Infatti i suoi fedeli lo consideravano un leader religioso, affermò a piu riprese di essere la reincarnazione di Gesù e di Satana, oltre ad avere forti contatti con la loggia dell’Ordo Templi Orientis e con il potente satanista Aleister Crowley, infatti i due avevano molte credenze in comune, Satana, il razzismo, le droghe, la tortura e le orge satanaiche. Altro punto oscuro del giovane regista è quando, nel 1977 venne accusato sempre a Los Angeles di violenza sessuale su una ragazzina di 13 anni e Polanski in quell’occasione era sotto effetto di droghe e si trovava a casa dell’amico Jack Nicholson. Ora il fatto che nei riti satanici vi sia l’orgia come elemento fa pensare che anche con la giovane ragazza Samantha Geimer si fosse consumato tale rito,  ma a questo punto della storia le investigazioni da parte delle autorità americane non portarono a questa soluzione, come del resto a nessuna soluzione possibile visto che da quel giorno Polanski, non fece più ritorno negli Stati Uniti per paura di finire in un carcere a vita. Nel 2009 venne arrestato all’aeroporto di Zurigo-Kloten, in Svizzera, ma fu rilasciato su cauzione. Quando fuggì dall’America andò a Londra e subito dopo a Parigi dove prese la cittadinanza e gli fu riconosciuta la medaglia della Légion d’honneur, medaglia di ordine cavalleresco rilasciato dal Grand maître, il Gran Maestro. 

Ora abbiamo un quadro generale della situazione del grande regista Roman Polanski e possiamo dire che come il cielo, anche l’inferno ha i suoi eroi, e non so voi, ma io ho una certa idea sul dove porta la porta della nona porta.

(1) Il cimitero di Praga. Umberto Eco, pag 343/344

Enea Rotella

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