Ed Gein, il Serial Killer più amato da Hollywood

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Senza dubbio Ed Gein è stato una grande fonte d’ispirazione per il mondo cinematografico hollywoodiano, infatti è grazie a lui, o almeno in gran parte, se abbiamo potuto ammirare film come Psycho, Il silenzio degli innocenti, Non aprite quella porta e così via. Certo, non si può dire che sia stato un grande attore in questi film, ma neanche regista o scenografo. Ma nonostante queste piccole sfumature è riuscito a modo suo ad imprimere il suo nome nella storia.

Ed nasce a La Crosse, Wisconsin, i genitori George ed Augusta erano persone relativamente tranquille, come il fratello maggiore Henry. George era un uomo violento, convinto alcolizzato e senza lavoro, Augusta manteneva la famiglia con il suo di lavoro, peccato però che le sue regole portarono i figli a vivere in totale isolamento per molti anni. Lei era molto religiosa, fino a sfiorare l’esaltazione, contraria al divorzio, benchè le cose andavano male con il proprio marito, da luterana, cercò di trasmettere ai figli dogmi di immoralità assoluta nei confronti degli alcolizzati e delle donne, infatti riteneva che fossero tutte delle prostitute (naturalmente tutte tranne lei), il sesso invece doveva solamente servire per procreare. Amante della Bibbia ogni giorno, ogni santissimo giorno leggeva l’Antico Testamento ai figli. Da bambino Gein iniziò a praticare l’arte masturbatoria vedendo i propi genitori uccidere un maiale, in barba ai dogmi materni potremmo dire. Lei col passare del tempo diventò sempre più possessiva nei confronti dei figli e una volta, quando trovò Ed intento a scoprire il suo corpo nella vasca da bagno lo prese letteralmente dai testicoli iniziando a gridare e a definirli “la maledizione dell’uomo”, per poi immergere nell’acqua il figlio in segno di sottomissione e quindi di punizione. Vita difficile per il nostro Ed. Intanto la madre continuò nell’insegnamento dei buoni propositi, ai ragazzi strappò la promessa che sarebbero rimasti vergini, naturalmente questa promessa venne infranta per primo dal fratello maggiore e fu proprio lui, molto tempo dopo, a morire in circostanze misteriose nel maggio del 1944, e in quell’anno nella cittadina scomparvero altre sei persone. Intanto il giovane Ed cresceva tra qualche turba mentale qua e là. Di corporatura esile e con un modo di fare vagamente effeminato, si conquistò fin da subito a scuola le attenzioni dei suoi amici, diventando il bersaglio preferito dei più prepotenti. Gli insegnati lo ricordano per gli scarsi risultati ma soprattutto per il suo ridere senza ragion apparente durante le varie lezioni in classe.

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Abbiamo ricordato la scomparsa del fratello, ma anche il padre non fece una bella fine, mentre la madre fu colpita in pochi mesi da due attacchi apoplettici. Il giorno del funerale si dice che Ed pianse disperatamente per tutto il tempo mentre i vari criminologi, a posteriori, dissero che quell’evento spezzò quel filo che legava Ed a una seppur stabile sanità mentale.

Il tempo passava e intanto nella cittadina continuavano a sparire misteriosamente varie persone fin quando nel novembre del 1957 Bernice Worden, madre del vicesceriffo, sparì nel nulla. Fra i sospettati troviamo anche Ed, essendo l’ultimo che l’ha vista. Lo sceriffo quindi entrò con vari agenti in un capannone della famiglia Gein e dentro trovarono il corpo della Worden appeso dalle caviglie e decapitato, aperto in due. Iniziò a tagliare il corpo partendo dalle parti intime per finire fino al collo, ma di certo non fu la prima volta che giocò all’infermiere pazzo nella sua vita.

Bernice Worden fu uccisa con una carabina e la testa fu trovata in un’altra stanza della casa con dei chiodi ai lati, per appenderla come trofeo sul muro di casa sua. A proposito della casa, Ed aveva un modo di arredarla alquanto fuori dal comune, infatti gli agenti trovarono dieci teste di donne nela sua camera da letto, vari nasi, sedie, tavolo e lampade coperte da pelle umana, crani utilizzati come ciotole, cuori sparsi qua e là per la casa, labbra umane a decorare le finestre, una lampada con il manico di una colonna vertebrale, molto comoda, femori usati come gambe per il tavolo e nove maschere fatte di pelle umana. Proprio le maschere furono fonte d’ispirazione per il gruppo Slipknot (per loro stessa ammissione). Si pensa che il non più giovane Gein praticasse la necrofilia, giusto per non farsi mancare nulla, anche se a sua difesa va detto che durante il processo affermò a più riprese che non era vero per il semplice fatto che i corpi puzzavano. Molti dotti del tempo dichiararono che dopo la morte della madre il ragazzo aveva il desiderio di cambiare i suoi gusti sessuali, di cambiare il proprio corpo e questi fattori lo portarono a costruirsi il suo “abito di donna”. Naturalmente venne giudicato mentalmente instabile, confessò che comunque tutti quei cadaveri non erano stati uccisi da lui ma che se li procurava nel vicino cimitero, dove si dice che dissotterrò anche la madre. Ma quel processo viene ricordato anche per una sua dichiarazione che preoccupò molto i suoi ex vicni di casa ai quali spesso offriva carne di cervo già cucinata, infatti disse “…non ho mai ucciso un cervo.” Alla fine del processo venne giudicato insano di mente, questo gli fece evitare la sedia elettrica ma non il resto della sua vita passata in un manicomio criminale.

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“…non ho mai ucciso un cervo.”

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Enea Rotella

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