I Protocolli dei Savi di Sion -Articolo Secondo-

protocolli_dei_savi_di_sion-9Come abbiamo visto nel Primo Articolo il dibattito violento, che portò a discutere se questo testo fosse un falso o meno, arrivò fino alla corte dello Zar Nicola II. La storia lo fa risalire al 1897 a San Pietroburgo. Ci troviamo alla vigilia della Rivoluzione che sconvolse una terra già devastata dalla crisi sociale. La popolazione aveva bisogno di individuare i responsabili da sacrificare sull’altare e chi meglio degli ebrei poteva ricoprire tale ruolo? Il governo si trovava quindi diviso in due parti, i riformisti liberali che cercavano un dialogo con i bolscevichi e dall’altra, l’estrema destra conservatrice che cercò in tutti i modi di impedire che questo dialogo avvenisse. La pubblicazione dei protocolli dei Savi di Sion per gli storici ebbe una doppia finalità, l’annientamento politico dei bolscevichi e quello fisico degli ebrei.

Ma arrivati a questo punto della storia una domanda bisogna iniziare a strutturarla, come è stato possibile che avvenisse la pubblicazione di questi protocolli se la maggior parte dei membri del governo era formato da ebrei? La risposta che maggiormente si potrebbe allineare a questa situazione paradossale e che inizia a diventare complicata è che i servizi segreti fossero “deviati” e quindi fuori controllo. Ma è realmente possibile che questo accadesse visto che quelli erano periodi in cui chi non era allineato politicamente poteva vedersi saltare in tranquillità la testa?

Dunque, seguendo la linea storica ufficiale venne inaugurata una campagna d’odio e di sterminio mai avvenuta prima per le strade della città, ma anche se non vi sono prove certe si pensa che i protocolli siano stati scritti dalla Okhrana, la polizia segreta zarista e pubblicato in forma di documento segreto. A tessere “nell’inganno” vi era quindi l’estrema destra all’interno dell’Okhrana il cui vertice piramidale era riconducibile nel nome di Pëtr Ivanovič Račkovskij, capo dei servizi segreti. Račkovskij era anche famoso per esser un antisemita, o almeno così la storia ufficiale lo ricorda. Altro fatto storico da ricordare è che qualche anno prima pubblicò un testo dal nome, “Anarchia e Nichilismo” dove anticipa gli stessi concetti che poi faranno da base per i protocolli, raccontando quindi della cospirazione da parte degli ebrei e secondo molti studiosi questo testo influenzò profondamente la popolazione di fine novecento europea. Ma come fa un testo a radicalizzarsi così profondamente nella cultura del tempo, ovvero quando non erano in molti a saper leggere e tantomeno a potersi permettere l’acquisto di tale libro? La risposta ufficiale arriverà a breve ma prima ancora, fatto ancora più importante è che a riprendere la notizia dell’esistenza di questo testo ci pensò un giornale di San Pietroburgo, il cui editore era un noto fascista e antisemita, Pavel Kruševan. Le conseguenze di quelle pubblicazioni furono devastanti per il semplice fatto che altro sangue venne versato per le vie della città infatti a Kišinev, quel giorno, 45 ebrei persero la vita e più di 1300, tra case e attività commerciali vennero distrutte. L’odio e il male quindi entrarono dalla porta d’ingresso e senza bussare ma ancora più devastanti furono i giorni a seguire.

<<Uniremo le fonti produttive infondendo nelle menti dei lavoratori l’idea dell’anarchia e incoraggiando all’abuso dell’alcol, ma allo stesso tempo prenderemo le misure necessarie per controllare e volgere nella giusta direzione le menti dei gentili>>

I reazionari dell’Unione del Popolo Russo, noti anche come “Le Centurie Nere“, insieme all’Okhrana, addossarono la colpa del processo di liberalizzazione ad un “complotto ebraico internazionale” e diedero inizio ad un programma di diffusione dei Protocolli a sostegno propagandistico dell’ondata di Pogrom che spazzò via la Russia tra il 1903 ed il 1906 ma anche come strumento per sviare l’attenzione dall’attivismo sociale dei progressisti. Il tutto, dicevamo all’inizio, non passò inosservato agli occhi dell Zar Nicola II, ma se mentre da una parte troviamo Grigorij Efimovič Rasputin, consigliere della granduchessa Russa Alessandra, dall’altra troviamo un prete mistico, Sergei Nilus il cui nome verrà ricordato per aver pubblicato i Protocolli in appendice al suo libro “Il Grande nel Piccolo: la venuta dell’Anticristo ed il Regno di Satana sulla Terra” e fu proprio Nilus a far conoscere allo Zar i protocolli dei Savi di Sion spacciandoli per autentici, e naturalmente Nicola II ne rimase profondammente impressionato. Bisogna però annotare che Sergei Nilus, per molti suoi contemporanei, non era una fonte attendibile, noto per aver fatto dichiarazioni non veritiere nel corso del suo mandato.

<<Che profondità di pensiero, che incredibile lungimiranza, un altro anno è trascorso e quanto detto dai Savi si è rivelato più che mai essere vero>>

Zar Nicola II

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Enea Rotella

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