Anche il ferro da stiro ci spia

 spia ferro da stiroIn questi tempi moderni di incertezza globale anche il ferro da stiro ci ha abbandonato. La televisione Russa Rossiya 24 ha affermato infatti che il ferro da stiro prodotto in Cina e rivenduto un pò ovunque all’interno contiene un chip spia in grado di sfruttare la rete wi-fi di casa e quindi diffondere un virus su pc, cellulari e tutti quei meccanismi che si appoggiano al wi-fi con un raggio di 200 metri.

E’ Proprio vero, non ci sono più i ferri da stiro di una volta.

Oggi indiscutibilmente veniamo spiati e quel che è peggio veniamo indotti a determinati comportamenti. Oggi le aziende si sono evolute, è dimostrato che fanno leva sull’aspetto emozionale a discapito di quello razionale, le aziende quindi sfruttano l’emotività per mandare in corto circuito l’analisi razionale dell’utente annullando il senso critico del singolo. Questa tecnica funziona soprattutto quando vengono utilizzati i toni di voce nello sponsorizzare un determinato prodotto perché l’uso del tono emotivo spalanca le porte verso l’inconscio e questo serve per seminare idee, paure, indurre a determinati comportamenti come acquistare prodotti. Dagli anni ’60 in poi, e soprattutto con l’avvento di internet, la scienza ha fatto dei progressi creando un divario enorme tra le conoscenze della gente (da parte delle aziende) e quelle di cui dispongono. Neurobiologia e Psicologia applicata, a braccetto con il web, sono riusciti ad arrivare ad una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia sotto l’aspetto fisico ma anche psicologico e di conseguenza il “sistema” ci conosce meglio di quanto noi possiamo immaginare e alcune volte più di noi stessi, il tutto porta al sistema un maggior controllo e di conseguenza potere sulla gente.

Abbiamo potuto notare in passato come il problema di essere spiati da qualcuno o qualcosa sia molto di più che un film di fantascienza degli anni ’80. Il problema a volte può sfociare anche in ambito antropologico e a volte siamo proprio noi, incuranti a fornire molti dati sensibili. Nel mondo vi sono alcune aziende che stanno sviluppando dei chip indossabili sul petto, sulla pelle, o anche sulla testa o sugli arti o addirittura fra i denti. Questi chip vengono sviluppati soprattutto (per adesso) per chi dedica il tempo libero allo sport, infatti il giro d’affari è stato notevole, si parla di circa 70 miliardi di dollari solo in America nell’ultimo anno per arrivare nel 2018 a 485 milioni di sportivi che ne faranno uso. Questi sensori misurano tutti gli aspetti fisiologici, infatti tutto può diventare numero, quante ore uno dorme, quante sigarette fuma, i chilometri che ha corso o che ha camminato, il suo riposo, il ritmo del cuore e del respiro, aumento della pressione sanguigna, l’acido lattico accumulato nei muscoli, quanti bicchieri d’acqua vengono consumati, cosa uno ha mangiato e se ha ecceduto in cibi grassi, addirittura quanti minuti ha cantato sotto la doccia. Insomma dicono tutto di noi e ribadisco non è fantascienza, l’esistenza di questi micro sensori è più che reale, infatti l’ultimo arrivato proviene dall’università di Taiwan ed è un chip di pochi millimetri che si va ad inserire tra i molari. Questo contiene un accelerometro che registra i movimenti della mandibola ed è in grado di dire tutto quello che riguarda la bocca, se fumiamo, se mangiamo e cosa, o se parliamo o cantiamo.

Ora vi starete domandando il perché di tutto questo. Ebbene non ne avrei parlato se non fosse per un particolare, e meglio di me lo descrive sicuramente Bruce Sterling, guru della fantascienza, scrittore Americano tra i fondatori del movimento letterario cyberpunk. Egli afferma che questi sensori dovrebbero essere banditi, e tutti i suoi surrogati, come i Google Glass, o i braccialetti da polso che misurano  gli sforzi del nostro corpo o le pillole da ingoiare che misurano la temperatura interna del corpo durante uno sforzo fisico, o anche gli smartphone per finire agli orologi che verranno messi in circolazione in grado di connettersi al web, infatti sostiene che su tutti questi oggetti dovrebbero scrivere “Nuoce gravemente alla privacy”. Sterling afferma che non metterà mai un sensore in un dente perché non ne vede l’utilità, mentre ne percepisce tutti i pericoli e scende in alcuni particolari di non poco conto.

<<Provi a pensare cosa potrebbe fare alla popolazione carceraria il governo cinese con questi sensori. Avrebebro sotto controllo i loro corpi, così da sapere cosa mangiano, quando e quanto parlano. E poi magari, leggendo il battito cardiaco, anche quali sono i loro stati emotivi>>.

Abbiamo una piccola anticipazione del suo pensiero e anche se lo scrittore è a favore di questi chip per chi soffre di diabete o per chi ha allergie alimentari si percepisce nel suo pensiero una paura che il tutto possa sfuggire al controllo dei controllori, infatti nella sua intervista più volte fa riferimento al caso Snowden e ricorda il momento in cui fu messo in commercio il famoso braccialetto Fitbit destinato agli sportivi ma che fu testato alle caviglie dei sorvegliati speciali nei vari penitenziari Americani. Continua nella sua intevista affermando che…

<<Dopo il Datagate nulla è più come prima. E come potrebbe? Un conto è controllare lo stato di salute di un elefante in un’area dove è a rischio di estinzione, un altro è sapere cosa accade nel corpo delle persone. Ti dicono che un certo sensore è per uso personale. Ma chi lo garantisce? Chi controlla quali dati trasmettere? Chi lo fabbrica e dove? Le agenzie private di investigazione ad esempio ci andrebbero a nozze. Se lo immagina? Lui torna a casa da un viaggio di lavoro e lei gli chiede come si chiama la donna che ha baciato alle tre del mattino la notte precedente. Un micro sensore nel corpo potenzialmente è una webcam che trasmette live su Facebook a nostra insaputa. Per questo gli unici micro sensori che trovo utili sono quelli che potrebbero applicare alle armi da fuoco, così che una pistola possa esser usata solo dal proprietario e sia impossibile sparare per errore>>.

Notizia di qualche tempo fa è il rinvio dell’apertura del grande impianto di stoccaggio dati dell’NSA con sede a Bluffdale, Salt Lake City. Naturalmente l’esistenza doveva rimanere top secret, ma ormai rappresenta il segreto di pulcinella, la causa di questo rinvio sono i 10 “crolli” nell’ultimo anno. Questa struttura, che è stata fortemente voluta dal Pentagono, è destinata ad ospitare una quantità enorme di dati raccolti dai programmi di sorveglianza, dati che si quantificano in exabyte e zettabyte, traducendo in soldoni un exabyte equivale a circa 100.000 volte la dimensione  del materiale cartaceo in possesso dell Biblioteca del Congresso, come ricorda il Wall Street Journal. I crolli, continua il WSJ, sono una serie di sovratensioni elettriche e il tutto ha portato alla distruzione di attrezzature pari a centinaia di migliaia di dollari, tutti soldi dei contribuenti naturalmente. Questi guasti hanno avuto la forza di fondere il metallo e di distruggere i vari circuiti, come se un lampo li avesse colpiti. Questi problemi comunque sembrano essere storia vecchia ormai, come ricorda Vance Vines, portavoce dell’NSA sulle pagine del Salt Lake City Tribune di fine settembre. L’impianto, che ricordiamo raccoglie i dati di tutti noi, è costato ai cittadini Americani qualcosa come 1.5 miliardi di dollari, soldi che a mio avviso avrebbero potuto far superare l’impasse Americano, e quindi di Obama sulla riforma Sanitaria bloccata dall’opposizione che sta creando un panico generale nei mercati economici, ma il punto è che questa struttura è la più grande del mondo nel suo settore e l’obbiettivo, oltre a spiare ognuno di noi, è quello di renderlo molto più grande del centro dati di Google. Secondo il WSJ per colmare il gap, in merito ai guasti, sono intervenute squadre speciali del corpo degli ingegneri dell’esercito, visto che l’ultimo lampo, avvenuto il 25 settembre ha causato oltre 100.000 dollari di danni, mentre il primo guasto avvenne il 9 agosto dello scorso anno.

Enea Rotella

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