Persèo, la Medusa e l’ineluttabilità del Fato

Perseo-con-la-testa-di-Medusa-di-Benvenuto-CelliniQuesta è una storia dalle origini antiche che narra l’amore di una madre verso il figlio, di amori non corrisposti e di come alla fine il Fato, non lo si può cambiare.

Tra le stanze del suo palazzo Acrisio, re di Argo, venne a conoscenza di una grandissima rivelazione da parte della sacerdotessa che gli confermò quella che era stata la sua visione e quindi, il futuro del re.

<<Il figlio di tua figlia un giorno ti ucciderà>>

Acrisio iniziò a tremare dalla paura per quella che fu la sentenza dell’oracolo e mentre stringeva nervosamente nella sua mano la folta barba meditava sul futuro della figlia, Danae, ragazza dal fascino irresistibile e molto dolce. Ovviamente il re voleva salvare la sua vita e quindi decise di prendere la decisione più crudele che un padre potesse fare, una scelta inevitabile e infatti la fece rinchiudere nella prigione del palazzo reale, dalle pareti spesse e circondata da guardie, che in gran numero, sorvegliavano notte e giorno la cella. Le forti mura e il numero consistente di guardie riuscirono a tener lontano gli uomini, ma non gli dèi. In una notte buia dal cielo limpido e tranquillo i soldati avvertirono il passaggio del vento, che dal passo leggero ma inesorabile iniziò a far danzare le foglie degli alberi, ma i soldati non potevano sapere che dietro quel velo invisibile si potesse nascondere Zeus, sceso dall’Olimpo sulla terra per entrare nella prigione e cambiare le sorti di questa storia. Zeus, pur essendo un Dio, amava congiungersi con le donne della terra e avere figli e in quella notte, entrando nella cella, dapprima amò Danae e successivamente le diede un figlio dal nome Persèo.

Passarono pochi giorni e il re, passeggiando nel cortile del suo palazzo reale sentì da lontano il pianto di un fanciullo provenire dalla prigione. Correndo verso le celle quel pianto diventò sempre più forte, sempre più vicino e aprendo la porta vide il bimbo tra le braccia della giovane madre. Pieno d’ira Acrisio ordinò ai servi di liberarsi di loro <<Chiudete madre e figlio in una cassa e gettateli in mare!>>. Il re prese quella decisione senza conoscere il volere di Zeus che fece in modo che la cassa non sprofondasse negli abissi del mare facendola galleggiare prima, per poi far in modo che venisse ritrovata da dei pescatori dell’isola di Sèrifo. I pescatori aprirono la cassa e con gran stupore videro madre e figlio ancora vivi. Decisero quindi di portarli dal re dell’isola, Polidette, che si innamorò a prima vista di Danae, ma questo amore non fu ricambiato. Intanto Persèo cresceva, ma con lui anche l’odio del re che lo accusava di quell’amore non corrisposto da parte della madre, <<La gente sostiene che tu, vivendo sempre in compagnia di tua madre, sei cresciuto con un animo pavido. Perché non dai una prova del tuo coraggio e non smentisci le voci che circolano sul tuo conto?>>.<<Che cosa devo fare, o re?>> rispose Persèo. <<Uccidi la Medusa e porta qui la testa! Solo solo così potresti provare il tuo coraggio!>>.

La Medusa abitava ai confini del mondo in una grotta nelle terre della Notte ed aveva il potere di pietrificare chiunque osasse guardarla, di certo una sfida al di sopra delle sue forze, ma gli dei erano con lui. Un giorno gli apparvero Ermes ed Atena che gli offrirono il loro aiuto e le loro armi. <<Noi siamo dalla parte dei coraggiosi>> disse Ermes mentre gli donava il suo elmetto e i suoi calzari alati, <<Questi ti permetteranno di volare; prendi anche questa spada e questa bisaccia: vi metterai la testa della Medusa dopo averla uccisa>>. Intervenne Atena che gli sussurò <<Prendi questo scudo, lo userai come uno specchio: devi evitare di guardare in faccia la Medusa per non essere pietrificato!>>. Persèo preso dal coraggio e dal buon vento offerto dagli dei iniziò il suo viaggio volando sopra gli oceani, verso i confini del mondo, giungendo alla grotta del nemico. Il Fato volle che in quel momento la Medusa stesse dormendo, ma non i serpenti che incoronavano la sua testa. Nella grotta, intorno al ragazzo, giacevano tante statue di guerrieri che prima di lui avevano osato sfidarla, ma lui avanzò senza paura guardando le immagini riflesse dallo scudo lucente che gli era stato dato in dono da Atena. Si avvicinò lentamente fino al punto esatto. Estrasse la spada e con un sol colpo, forte e deciso, recise la testa per poi metterla nella bisaccia. Il cuore gli batteva forte dalla felicità, l’impresa era riuscita, quindi volò in direzione del re Polidette, che rimase incredulo quando Persèo estrasse la testa della Medusa pietrificando tutti i presenti che nel frattempo lo irridevano, tranne naturalmente Danae che lo accolse tra le sue braccia materne. Persèo fu molto grato ad Atena e per ricambiare il dono dello scudo le regalò la testa della Medusa, testa che la dea Atena appese al centro del suo di scudo per attirare i nemici in battaglia.

La vita di Danae e di suo figlio proseguiva sull’isola e la felicità abbracciò quei giorni sereni. Un giorno Persèo venne a conoscenza che a Larissa si tenevano dei giochi in onore del re e tra gli spettatori vi era anche Acrisio, ormai vecchio seduto tra gli anziani spettatori. Quando giunse il turno dei discoboli il re Acrisio vide Persèo tra i giocatori. Il ragazzo con fare deciso lanciò nell’aria il suo disco ed esso iniziò a danzare nell’aria e come giudato da una mano invisibile, il disco, colpì mortalmente il re.

Il Fato…si era ineluttabilmente compiuto.

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Enea Rotella

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