Le ballerine di Degas

degas_ballerine-foto1Baudelaire sosteneva che «La danza è la poesia delle braccia e delle gambe, è la materia graziosa e terribile che si anima e si abbellisce attraverso il movimento»

 Edgar nasce il 19 luglio del 1834 a Parigi, si forma in ambienti raffinati e nel corso della sua giovane vita affrontò vari studi sulle opere di Albrecht Dürer, Francisco Goya e Rembrandt.

La danza, per molto tempo, fu un tema caro a Degas, era affascinato dalle ballerine che illuminavano le scene teatrali durante le loro esibizioni ma anche, dietro le quinte o mentre si preparavano per lo spettacolo. Non riusciva a staccare lo sguardo da loro e amava rappresentarle nei minimi dettagli e la danza segnò il modo di fare arte nel corso della sua vita, questo anche perchè frequentò ambienti parigini molto raffinati. Degas fu un precursore dell’avanguardia francese nel rappresentare scene quotidiane dei cafè chantant o comunque dei locali parigini più in voga del tempo. Nelle sue opere riuscì a dar vita alla sua tavolozza perchè amava <<l’orgia di colori>> e unendoli al tema delle ballerine riuscì a raccogliere consensi da grandi maestri come Monet anche se, a più riprese, ci teneva a precisare che…<<vorrei essere famoso e sconosciuto>>.

Degas amava rappresentare i corpi sinuosi delle danzatrici e i nudi, a tal proposito pensava, «Finora il nudo è stato presentato in pose che supponevano la visione da parte di un pubblico. Ma le donne non sono persone semplici… io le mostro senza civetteria, allo stato di bestie che si lavano>>. Per molto tempo l’artista fu accusato di odiare le donne, ma se anche questo fosse vero, dalle sue opere non traspare questo sentimento anzi, forse proprio perchè le pone nella loro intimità, riuscendo a cogliere quell’eleganza nella forma e nei pensieri che Degas riesce a creare ballerine in perfetta sintonia con lo spazio all’interno della tela. Sicuramente da questi corpi femminili traspare quel senso oggettivo di tormento generato dall’atto stesso della preparazione e quindi, dell’esibizione dello spettacolo. Riesce abilmente a raffigurarle dando loro una vita indipendente grazie a una rappresentazione scenica teatrale, assistiamo infatti all’espansione dell’inquadratura. Questo è un passaggio importante nei suoi dipinti perchè il soggetto principale non è solo il protagonista della scena, ma anche quello che accade intorno. Lo spazio nella tela viene tagliato con violenza in modo tale che quello che avviene fuori dalla cornice del quadro non è altro che la continuazione di quell’idea cinematografica che aveva in testa. Lo spettatore avrà la sensazione che qualcosa sta per accadere e l’attenzione si sposta su quel che sta pensando il soggetto rappresentato, avviene quindi, una distrazione indotta dalla ballerina che della scena ne è regina e elemento di secondo piano nello stesso tempo. Degas amava raffigurarle nei momenti più intimi, ne voleva cogliere ogni sospiro imprimendo con i colori quel senso di nudità emotiva cogliendo momenti di ordinaria quotidianità scenica. Possiamo notare le ballerine che si legano i lacci delle loro scarpette, quando stanno con il capo chino o quando ancora tendono il collo per riscaldare i muscoli, tutti momenti che possono anche sfuggire all’attenzione dello spettatore per via del concetto di “fuoricampo” e in questo è stato un grande, ovvero riuscire a trasmettere le magie cinematografiche a cavallo tra ’800 e ’900.

La voglia di rappresentare questi corpi unendoli allo spazio dovrà render conto, intorno al 1880, al fatto che Degas inizia a perdere la vista e questo spiega l’evoluzione della sua tavolozza e ad un uso sempre maggiore dei pastelli.

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<<Ero o sembravo duro come tutti, per una specie di impulso alla brutalità che mi veniva dal mio dubitare e dal mio cattivo umore. Mi sentivo così fatto male, così sprovveduto, così fiacco, mentre mi pareva che i miei calcoli d’arte fossero così giusti. Tenevo il broncio a tutti e anche a me stesso>>.

 

Enea Rotella

 

 

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