Zhang Beili, l’imperatrice dei diamanti rossi

cina diamanti potereZhang Beili può essere a tutti gli effetti considerata tra le donne più potenti della Cina. La potremmo definire anche la donna invisibile che dietro le quinte riesce a muovere un flusso di ricchezze, di potere e diamanti. Ma partiamo dal principio. Di lei si sa poco, da tempo è la moglie Wen Jiabao, premier Cinese al potere da circa 20 anni. Raramente i due sono stati fotografati insieme, questo perché lei ama lavorare a riflettori spenti, come chi ha qualcosa da nascondere e tante sono infatti le zone d’ombra nella sua vita. Esperta di geologia e quindi di pietre preziose possiede società diamantifere e ama fare shopping nelle fiere mondiali di èlite di pietre preziose, acquistò infatti un paio di orecchini di giada del valore di 275mila dollari e gli affari con i vari banchieri mondiali, hanno fatto in modo che il suo nome iniziasse a girare in modo pesante nell’ambiente. Negli anni ’90 iniziò a lavorare per il ministero della geologia e successivamente ricoprì ruoli istituzionali molto potenti, ovvero fu fondatrice del centro nazionale per l’analisi e la certificazione delle pietre preziose di Pechino e della borsa dei diamanti di Shangai. Quindi da sempre con le mani in pasta a macinar quattrini, diamanti e potere. Fondò nel ’93 l’ennesima fondazione per la vendita al dettaglio di pietre preziose per poi controllare molte altre società del settore, il tutto con il benestare del governo cinese. I suoi tentacoli arrivano fino in Russia e Sudafrica, riuscì nel corso degli anni ’90 a quotare la sua società in borsa portando nelle sue tasche la somma di circa 50 milioni di dollari, bel gruzzoletto. Peccato che in molti sono morti per trovare quelle pietre che nel corso del tempo le hanno conferito un tale potere da essere considerata una delle donne più potenti al mondo. Naturalmente il suo successo passa dal sostegno finanziario di banchieri ma soprattutto dal marito, il Premier Wen Jiabao.

Il suo impero continua nel mondo immobiliare e in altre operazioni finanziarie, il tutto sempre senza mostrarsi in pubblico, giocando sempre di nascosto per non farsi notare troppo, fino a quando il suo nome non compare nei documenti resi noti da Wikileaks e questo suscitò l’interesse del giornalista David Barboza del “The New York Times”. La sua inchiesta ha fatto tanto di quel rumore infatti i legali della famiglia di Wen Jiabao non hanno perso tempo nel portare il giornalista davanti al giudice per diffamazione. Naturalmente il sito del giornale in Cina è stato oscurato ed etichettato come privo di credibilità. Ma l’inchiesta porta a galla tanto di quel marcio che dal Guardian, ma anche da altri giornali di fama mondiale, viene considerato un lavoro eccezionale tanto da essere paragonato allo scoop del 1971 dal nome Pentagon papers, ovvero circa settemila pagine di documenti Top Secret del dipartimento della Difesa americana sulle strategie  del governo in Vietnam. Di certo ancora è presto per sapere come andrà a finire, ma da tutti i giornali del mondo arrivano complimenti meritati per Barboza che ha impiegato circa un anno per raccogliere documenti e scrivere la sua inchiesta che già sta facendo tremare il governo Cinese.

Il mio pensiero avvolge tutti quei lavoratori di miniere sparse per il mondo dove, oltre a essere sottopagati, vengono sfruttati fino alla morte. Il tutto perché nel passato degli uomini potenti decisero di dare a queste pietre un valore capace di distruggere la vita dei più deboli e allo stesso tempo di rendere i potenti del mondo…ancora più potenti.

“oro nero fiume nero
si può solo pregare
pietra nera di vendetta
il sangue serve solo a pulire”

Enea Rotella

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