Stati Uniti, Israele e Germania, no armi? No party!

John-Goodman-in-The-Big-LebowskiL’anno scorso in dicembre, in una scuola elementare degli Stati Uniti è avvenuta l’ennesima strage suscitando un malcontento popolare (ma neanche troppo) che sicuramente non porterà da nessuna parte per una serie di motivi, primo tra tutti la vendita delle armi genera un fatturato importante e più accadono stragi più aumenta la vendita, terrorismo psicologico allo stato puro. Dopo la strage che ha causato la morte di 20 bambini e 6 adulti il timore di non poter acquistare armi ha portato ad un aumento di vendite di pistole e fucili d’assalto in tutto il paese. Obama a suo tempo nominò il vicepresidente Joe Biden a capo di un progetto che aveva il compito di promuovere nuove politiche sul possesso, forse un po’ poco a mio parere, visto che secondo recenti indagini le armi vendute sono un numero così elevato da far invidia all’esercito Americano, infatti gli Stati Uniti sono il primo paese al mondo per numero di armi in circolazione e quasi ogni cittadino ne possiede una, anche se in realtà questa ricerca viene falsata dal fatto che chi possiede un’arma in molti casi ne ha un’altra sotto il cuscino o nell’armadio che non si sa mai scoppiasse una guerra, la pellicola “Un giorno di ordinaria follia” insegna. Intanto la destra Americana e le lobby cercano di far passare il messaggio che possedere un’arma è un diritto di ogni cittadino e a quanto pare i democratici seguono a ruota questo pensiero, insomma sarà difficile che Obama riesca ad arrivare ad una soluzione “civile”. Le contraddizioni sono molte in questa storia a partire dal fatto che chi si spende a favore di limitarne l’acquisto lo fa solamente in riferimento a quelle d’assalto come dire…non potete comprare armi di tipo militare ma potete avere una pistola nella cintura dei pantaloni e un cappello da cowboy in omaggio. Secondo alcune ricerche, negli Stati Uniti, il numero di morti da arma da fuoco supera i 30 mila all’anno e il dato che stupisce è che in Siria, nello stesso periodo, la guerra ha generato meno vittime, quindi se vi è una politica internazionale contro il governo Siriano e le sue stragi contro i civili, perché altrettanto non si pronuncia contro quello Americano? Dimenticavo, gli Stati Uniti sono i “buoni” in questo gioco mortale.

Anche la Germania non è da meno infatti, da quando Angela Merkel è alla guida, in ambito militare e più precisamente sulle esportazioni di armi, vi è stato un cambiamento notevole che ha fruttato una marea di soldi, di quelli sporchi, insaguinati. La strategia è quella di vendere armi in modo tale che gli altri possano difendersi da soli, visto che  l’Afghanistan è stato l’esempio fallimentare di quella politica internazionale volta ad occupare un territorio per salvarlo, ma poi da chi. La Germania quindi, ha pensato bene di rafforzare i paesi partner vendendo armi al mondo Saudita e non solo. Questa politica, a mio avviso, può risultare estremamente rischiosa per via dell’instabilità politica di quelle nazioni, basta ricordare la primavera araba, ma forse è meglio andare per gradi.

Ad Abu Dhabi nel 2011 si è tenuta la fiera internazionale della difesa e l’evento viene considerato da sempre l’appuntamento più importante per l’industria bellica e in quest’occasione la Germania ha presentato la nuova versione del Leopard 2, inizialmente ne possedeva più di 2.100 unità ma ora sono scesi a 1.200 circa e se la matematica non è un’opinione dove sono finiti quelli venduti? Naturalmente in mano agli Arabi, ma non solo.

Questo tipo di carro armato, il Leopard, è stato creato in una prima versione negli anni ’70 e le sue prestazioni hanno da sempre impressionato tutti, fin da quando l’azienda produttrice li ha mandati nel deserto saudita per testarli e per convincere gli acquirenti. Non si sa con precisione cosa sia piaciuto, forse il fatto che il cannone resta fisso sul bersaglio quando si muove, o forse perché è dotato all’interno di ogni comfort, come il lettore musicale e l’aria condizionata e volete mettere fare una guerra in mezzo al deserto con la temperatura giusta e la musica di sottofondo? Rende oggettivamente tutto più facile. Naturalmente il test nel deserto arabo è stato un successone. Il Qatar ne vuole 200, costo operazione…circa due miliardi di dollari. Nel pacchetto, con una piccola spesa extra, sono stati aggiunti circa 270 carri armati Boxer. Anche l’Arabia Saudita ne ha comprati tanti da farci una guerra, come del resto gli Emirati Arabi Uniti (Eau) infatti, il governo di Angela Merkel ne ha approvato la vendita per circa 1.2 miliardi di euro. Complimenti vivissimi! Ma in questo mercato floridissimo Israele che ruolo ha? Di sicuro da acquirente. Negli ultimi mesi si è molto parlato in merito alla sicurezza di questo Stato, che poi mi verrebbe da pensare da chi realmente potrebbe essere minacciato, visto che Hamas non ha un potenziale bellico degno di nota. Angela Merkel a più riprese ha sostenuto che la sicurezza dello Stato di Israele è “parte della ragion d’essere del mio paese”, sensi di colpa per il passato? Il risultato è che dalla Germania otterrà sottomarini nucleari. Mi verrebbe da pensare all’Iran e al fatto che da Berlino fanno sapere che gli Arabi devono potersi difendere militarmente dall’Iran. Naturalmete in Israele oltre i sottomarini, sono arrivati lanciagranate e armi anticorazza. Dobbiamo ricordare che la peculiarità dei lanciarazzi è che possono esser utilizzati a distanza ravvicinata e in spazi ridotti, due qualità molto preziose contro Hamas nella striscia di Gaza. La Merkel ha dichiarato che loro devono sostenere ora più che mai Israele perché Hamas è una minaccia seria. Minaccia seria? Mi viene difficile capire come potrebbe esserlo visto che da una parte abbiamo il nucleare e dall’altra fucili e mortai degni di Waterloo. Un boccone amaro per Netanyahu è quando è venuto a conoscenza che la Germania ha delle garanzie emesse per dei sottomarini non nucleari all’Egitto, questo perché l’ex presidente, Mohammed Morsi, veniva considerato vicino ad Hamas. Strani giochi di potere. In merito al nucleare mi ha fatto molto pensare la frase di un uomo politico vicino alla Merkel, Westerwelle, che in merito alla nuova rielezione di Obama ha affermato che, “spero che faremo passi avanti sulla via del disarmo e della non proliferazione nucleare“. Possiamo dire che gli intenti sono giusti ma che la strada è sbagliata…e non di poco.

In merito al Mali, ridente nazione situata tra l’Algeria, Libia e il Niger, il 10 dicembre del 2012 il primo ministro Modibo Diarra è stato arrestato dai soldati e ancora prima era stato destituito Toumani Tourè. Secondo alcune fonti governative tedesche il Mali sta diventando un paese ospitale per il terrorismo e la Merkel ha dichiarato …che governo di merda! (loro…). Durante i suoi impegni internazionali la Cancelliera di ferro ha ribadito all’Angola il fatto che le sue piattaforme petrolifere non sono protette a dovere e quindi di conseguenza gli hanno rifilato dei pattugliatori per la guardia costiera angolana e il tutto ha generato degli introiti di quasi 25 milioni di euro, anche loro sono beneficiari del cambiamento di rotta in merito alla vendita di armi da parte di Berlino. Altri beneficiari sono il Cile con 172 carri armati (46 milioni di euro), Turchia 354 carri (289 milioni di euro), l’Indonesia, l’Iraq e il Pakistan, per par condicio o a tutti o niente, mi sembra giusto. A tutto questo dobbiamo aggiungere le sei garanzie emesse dal governo tedesco per una cifra che si aggira sui 3,3 miliardi di euro. Un bel gruzzoletto.

A suo tempo anche Nicolas Sarkozy, compagno di merenda della Merkel, aveva promesso all’India un accordo vantaggioso. Loro si compravano aerei da combattimento francesi e in cambio ricevevano uno sconticino sull’acquisto della tecnologia nucleare parigina. Che dire, uno scambio equo. L’Algeria, ex colonia Francese e oggi politicamente asservita a Parigi e quindi di sponda a Berlino, posizionandosi strategicamente tra il Mali e la Libia permette alle forze internazionali di utilizzare quelle terre come “ponte” contro i terroristi islamici, perché non dobbiamo dimenticare che loro sono la vera minaccia contro l’Occidente, non chi gli vende le armi. L’Algeria ha ordinato per Natale del 2012 navi da guerra da un’azienda che conosciamo in parte purtroppo anche in Italia, la ThyssenKrupp Marine System.

Dalla Germania fanno sapere che l’industria bellica impiega circa 80 mila persone e che vendere le armi significa salvare posti di lavoro e in un periodo di crisi economica mondiale mi sembra giusto non fare dei tagli in questo settore.

In linea di massima abbiamo constatato il giro d’affari legato alle armi, ma mi ha incuriosito molto il fatto che nella classifica dei dieci paesi che hanno investito di più, in spese militari, la Germania occupa “solamente” il nono posto. E se questo è quello che possono fare, figuriamoci chi occupa il primo posto: Naturalmente il vincitore non poteva che essere la più grande nazione esportatrice di democrazia, gli Stati Uniti.

1    Stati Uniti…………711.0    miliardi di dollari
2    Cina…………………143.0
3    Russia……………..…71.9
4    Regno Unito………62.7
5    Francia………………62.5
6    Giappone…………..59.3
7    India…………………48.9
8    Arabia Saudita…..48.5
9    Germania…….……46.7
10   Brasile…………….35.4

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Enea Rotella

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