I rifiuti tossici della Calabria, una storia vista mare

rifiuti tossici in calabriaLa Calabria è terra di nessuno, perché tale appare agli occhi dei cittadini onesti, delle istituzioni ma soprattutto per gli uomini del potere nero, la ‘Ndrangheta. Questa è una storia che se fosse un romanzo potremmo chiamarlo “Amore tossico” perché lungo i mari che circondano la punta dello stivale sono sepolti barili, navi piene di rifiuti, di quelli che nessuno vuole, di quelli che uccidono, ma forse di più lo fa l’assenza di una parte dello Stato italiano e di chi lo ha rappresentato negli ultimi 20 anni, perché è da tempo ormai, forse troppo, che la Calabria è depositaria di quella storia che forse è meglio non raccontare. Ma noi ci proveremo consci del fatto che molta gente onesta ha perso la vita in difesa di quelle coste, come il capitano Natale De Grazia morto avvelenato in circostanze misteriose nel 1995. Il tutto mentre indagava, mentre cercava di capire perché sistematicamente venivano affondate navi piene di materiale tossico. Insieme al traffico di armi e a quello delle droghe e nello specifico della cocaina, quello dei rifiuti è uno dei mercati più redditizi per le cosche mafiose.

Questo è un mistero tutto Italiano, l’ennesimo.

14 gennaio del 1990, sulla spiaggia di Campora San Giovanni – frazione di Amantea – si poggia trasportata dal mare, la nave “Rosso” che ufficialmente portava con sé nove containers con 23.325 tonnellate di nylon; 75.465 di tabacco; 70 tonnellate di prodotti da bevande ed era di proprietà della società di Ignazio Messina e C.

La nave partì da Malta, direzione La Spezia. Durante il tragitto la nave si fermò vicino Campora San Giovanni dove vi è la foce del fiume Oliva, nella zona di Foresta Aiello, comune di Serra d’Aiello. Ed è proprio qui che la Procura di Lamezia Terme (che poi trasmise l’indagine a quella di Paola, per competenza territoriale) scoprì degli scavi fatti dagli uomini delle navi dove all’interno, si poteva  trovare una parte del carico. Una testimone di nome Teresa Bruno di 29 anni, racconta dopo ben 19 anni dal fatto, che lì vi erano sepolti i rifiuti radioattivi e tossici trasportati dalla nave, dei barili per la precisione. Nel corso del tempo varie procure si sono interessate alla vicenda, quelle calabresi, pugliesi, toscane e lombarde e tutte sono in sintonia su un punto: lungo le coste calabresi (circa 700 chilometri quella tirrenica) e nel vicino entroterra, sistematicamente, vi è l’avvelenamento del mare. Ma ad oggi i responsabili non si trovano, come del resto le decine e decine di navi affondate chiamate “a perdere”. Possiamo  infatti ricordare anche il cargo Kuski pieno di scorie radioattive (circa 120 fusti di rifiuti tossici) che fu affondato vicino Cetraro con la dinamite da uomini della ‘Ndrangheta.

Francesco Fonti di San Luca (clicca sul qui per vedere il video) è un pentito che svelò a Riccardo Bocca dell’Espresso l’eliminazione di veleni di ogni genere.

Secondo quanto dichiarato da Fonti anche i governi, oltre i servizi segreti e la mafia, sarebbero coinvolti. Il fatto curioso è che il pentito non godeva a suo tempo di alcuna protezione da parte dello Stato. Lui si nascose a Mantova ma un deputato della Lega ebbe la bella idea di segnalarlo alla pubblica opinione facendo saltare la copertura.

La Lega Nord…se pensate che loro siano esenti da colpe vi sbagliate! La diffusione al Nord della ‘Ndrangheta è ormai realtà! La procura di Venezia ha aperto un’inchiesta in merito allo smaltimento dei rifiuti depositati sotto il manto stradale dell’autostrada Brescia-Padova. Parliamo di circa 178.000 metri cubi di rifiuti tossici. Le indagini della magistratura coinvolgono anche i cantieri della nuova arteria autostradale che collegherà Brescia e Milano. L’antimafia veneta sta anche indagando su due aziende di cui una, sarebbe vicina alla Lega Nord.

Abbiamo iniziato questo piccolo viaggio parlando del capitano Natale De Grazia morto avvelenato in circostanze misteriose nel 1995.

“Si trattava infatti di soggetto in giovane età, in buona salute, senza precedenti anamnestici deponenti per patologie pregresse, che conduceva una vita attiva e, come militare in servizio, era sottoposto alle periodiche visite di controllo dalle quali non sembra siano emersi trascorsi patologici. E per altri versi l’esame necroscopico, al contrario di quanto è stato prospettato attraverso una analisi non attenta e piuttosto superficiale dei reperti anatomo ed istopatologici, non ha evidenziato nessuna situazione organo-funzionale che potesse costituire potenziale elemento di rischio di morte improvvisa. E nemmeno quanto riferito dalle persone che erano presenti alla morte e che ne seguirono le fasi immediatamente precedenti, si accorda con una ipotesi di morte cardiaca improvvisa”.

Il perito parla di “cause tossiche”…“Sembrerebbe più trattarsi di morte cardiaca secondaria a insufficienza respiratoria da depressione del sistema nervoso centrale, come suggestivamente depone il quadro di edema polmonare così massivo, incompatibile quasi con un arresto cardiaco improvviso del tutto asintomatico; come suggestivamente depongono le manifestazioni sintomatologiche riferite da chi ha potuto osservare il sonno precoce, il russare rumoroso, quasi un brontolio, la risposta allo stimolo come in dormiveglia, il vomito; tutte manifestazioni queste che, anche se non patognomoniche, ben si accordano con una progressiva depressione delle funzioni del sistema nervoso centrale”. In altre parole “si può riconoscere solo la causa tossica”. Ma “quale essa potrà essere stata non lo si potrà più accertare”.

Appare chiaro che De Grazia soprannominato il ”cacciatore di cargo”, fu ucciso per impedirgli di andare avanti nelle indagini sugli affondamenti delle navi piene di bidoni tossici e il fatto curioso è che ufficialmente morì per arresto cardiaco e che è impossibile ripetere le analisi sul corpo. Quella notte lui e altri due suoi colleghi si stavano dirigendo presso la base di La Spezia ma non ci arrivarono mai e gli investigatori, in una fase successiva scoprirono che casualmente le stanze dove si trovavano i faldoni con i documenti si erano allagate distruggendo tutto, tutto!

Questa storia coinvolge i servizi segreti (deviati e non) di molti Stati, la ‘Ndrangheta, faccendieri pericolosi e tutti padroneggiavano nello smaltimento dei rifiuti e nel traffico delle armi. Bisogna anche ricordare che in quel periodo il capo dello Stato italiano era Scalfaro che fu informato dei fatti.

Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi nella primavera del 2003 consegnò alla famiglia la medaglia d’oro per il lavoro svolto da parte del capitano Natale De Grazia.

Era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle

e quando gli dissero di andare avanti
troppo lontano si spinsero a cercare la verità
ora che è morto la patria si gloria
d’un altro eroe alla memoria

era partito per fare la guerra
per dare il suo aiuto alla sua terra
gli avevano dato le mostrine e le stelle
e il consiglio di vender cara la pelle

ma lei che lo amava aspettava il ritorno
d’un soldato vivo, d’un eroe morto che ne farà
se accanto nel letto le è rimasta la gloria
d’una medaglia alla memoria.

Enea Rotella

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