L’industria del consenso

l'industria del consensoDalle ultime statistiche sulla libertà di stampa l’Italia, nel mondo, come ovvio che sia, si posiziona in un punto che sfiora la vergogna, l’inferno, ma questo si sapeva già.

Quello che non si sa è che i governi fin dalla notte dei tempi hanno maturato e apllicato l’idea che bisogna spaventare la propria popolazione e un modo consiste nel fatto di coprire di mistero le proprie attività legali o meno che siano. Anche Erodoto era dello stesso pensiero infatti parla dell’instaurazione della monarchia come mezzo per creare un alone di mistero funzionale al potere, all’élite, questo perché appunto la “regalità” nasce dal presupposto che esiste un gruppo di uomini che sono al di sopra delle leggi che loro stessi promuovono. Meccanismi diabolici che a volte la popolazione fa fatica a comprendere nella sua assolutezza ma che serve al sistema per proteggere la propria regalità, il proprio status. Nei periodi di grande crisi, la storia ci insegna che quando due forze politiche si combattono per il potere allo stesso tempo, nella piazza si manifestano fermenti popolari, sempre più forti il che genera una battaglia “Tutti contro tutti”, saltano i ponti fra padroni e servi, l’autorità non è più così autorevole con in aggiunta, la paura, da parte delle strutture governative più alte, che il popolo possa sfuggire al controllo. Perdendo quindi quel senso di umiltà e rispetto che la massa ha verso il proprio Stato, il potere affina la tecnica, intervenendo non più con la forza bruta ma tenendo sotto controllo ciò che pensa, ovvero creando “L’industria del consenso”.

Ma facciamo un passo indietro.

Ora ricorderò due esmpi che racchiudono il senso di questo discorso, uno che ci viene fornito dall’America e l’altro dal sistema Italia.

Nel 1976 il New York Times vide il valore delle proprie azioni calare e dal Wall Street Journal iniziarono a porsi dei quesiti affermando a più riprese che gli avversari non si rendevano conto che si tratta non di fare informazione, ma di affari. Il N.Y.T. fu accusato di dar troppo spazio, di aver assunto una linea editoriale troppo vicina al progetto fiscale che era stato proposto al popolo newyorkese. Gli articoli proposti al pubblico andavano contro la classe imprenditoriale e di conseguenza decisero di togliere le inserzioni pubblicitarie causando quindi una perdita economica per la testata, di conseguenza a distanza di pochi giorni vi fu una decapitazione interna e tutti gli autori, che erano a favore di quel progetto fiscale persero il proprio posto di lavoro e le azioni ripresero il volo. La morale della storia è che i quotidiani, anche i più ricchi e importanti non guadagnano sulla singola copia cartacea venduta, perché appare chiaro che se un giornale basasse le proprie entrate solamente sulle copie vendute ci andrebbe a perdere ed è in questo contesto che entrano in gioco gli investitori commerciali che tengono in vita l’informazione attraverso la pubblicità.

Il secondo esempio che voglio riportarvi è quello relativo al giornale “Il Fatto Quotidiano”. Il fatto pubblicò un articolo molto interessante e accusatorio che andava ad enunciare gli intrecci poco chiari degli affari dell’Unipol, la stessa che da tempo inseriva la propria pubblicità all’interno del sito. Di fatto dopo l’uscita del pezzo l’azienda decise di rompere il legame contrattuale che la legava al fatto facendo di conseguenza perdere entrate al giornale. Per un attimo solamente, immaginate cosa succederebbe se dal quotidiano, da un giorno all’altro, tutte le aziende decidessero di togliere le proprie inserzioni. Il Fatto si troverebbe a gambe all’aria nel giro di poche settimane.

Oggi i vari organi di stampa, i quotidiani o le varie reti televisive, presentano notizie, questioni in un’ottica che vanno in direzione degli interessi dei gruppi dominanti e poche sono le realtà che sono veramente autonome. Nei mezzi di informazione esistono dei filtri che hanno come obiettivo quello di annullare o deridere i punti di vista non conformistici, si lavora affinché vengano messi ai margini. Per un attimo soffermatevi su quello che viene detto dai mezzi di informazione, le idee, le opinioni di destra o sinistra vengono presentate sotto una luce, visione parziale dei problemi e il tutto riflette le esigenze del potere privato che non devono esser scalfite. Il sistema della macroinformazione poggia il proprio lavoro su organi minori, sparsi per i vari paesi che sono costretti ad adeguarsi a quella che è la linea editoriale imposta dall’alto, perché se da una parte abbiamo giornali poco propensi a mandare i propri corrispondenti in cittadine sperdute e quindi devono gioco forza affidarsi ad organi minori, dall’alltra abbiamo quest’ultimi che per poter continuare a lavorare devono seguire quelli che sono gli schemi imposti dall’alto.

Il punto cruciale è che gli organi di informazione sono succubi, ed è qui il cancro della libertà di pensiero, succubi delle società commerciali, della pubblicità che sono a loro volta collegate ad aziende ancora più importanti e potenti degli stessi quotidiani o tg. Oggi l’élite propone un modello di propaganda che punta a tener all’angolo quello che viene definito opinione pubblica e questo grazie anche al controllo indiretto attraverso “la prostituzione dell’intellettuale” creato e montato ad hoc.

In questo contesto, oggi si inserisce il mondo del web popolato da web/magazine alternativi e questo non è un dato trascurabile perché assumono una funzione sociale e di informazione costruttiva, forniscono al lettore una versione dei fatti diversa, un modo di leggere la notizia sotto altri punti di vista. Il web essendo di per sè una struttura molto democratica promuove informazioni più attendibili e la comunità che segue i vari quotidiani indipendenti sul web hanno, rispetto ai canali ufficiali, un modo diverso di sentire la notizia, una diversa concezione del mondo. Naturalmente vi è un punto debole (o forte dipende dal punto di vista), i web/magazine assumendo una funzione anticonformista di certo non godono di finanziamenti e quindi di una concreta possibilità di espansione, pensateci, perché un gruppo editoriale o un’istituzione dovrebbe finanziare un progetto che agisce contro queste macro strutture, per lo più corrotte, perché dovrebbero agire per la propria rovina?

Se togliamo l’impossibile, per quanto impresentabile, quello che ne rimane sarà la verità.

Enea Rotella

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