Il Serial Killer Anatoly Onoprienko

Serial Killer Anatoly Onoprienko
Serial Killer Anatoly Onoprienko

Questa è la storia di Anatoly Onoprienko, di certo non viene ricodato per la sua passione creativa per l’arte, o come politicante o perché era un mago dalle alte potenzialità. Lui era Terminator.

“Questa è la mia vita, non sono stato io a volerlo”

24 dic 1995 Kiev, questo è il giorno che segnerà l’inizio della sua folle corsa verso la morte e per la morte.

Armato di ascia  e fucile ucciderà ben 52 persone nell’arco di pochi mesi.

Ci troviamo a Kiev, Marzo 1996, l’Ucraina si sveglia in un gelido freddo e a dare il buongiorno a quella mattina infausta sono 40 persone non più in vita. I corpi e il sangue coloravano di rosso anche la neve più bianca e per terra, i corpi di uomini, donne, bambini uccisi senza un motivo apparente. La polizia non ha alcuna traccia, figuriamoci il movente e come nelle vecchie pellicole in bianco e nero, si scatena la caccia alle streghe.
Gli omicidi avvenivano nell’oscurità delle tenebre, ed eccolo lì, Anatoly Onoprienko, nell’ombra della sua stessa ombra entrare in una casa con un fucile tra le mani ferme, pronte a sparare a moglie, marito, per poi, strangolare i due figli senza alcuna pietà. Ruba tutto quello che trova e solo alla fine concluderà la sua opera dando fuoco a quella casa visitata nella notte, a quella casa depredata di ogni sogno o linfa vitale. Nella notte è venuto e nella notte se ne va, senza lasciare alcuna traccia utile. Dopo una settimana passa alla seconda casa in un piccolo villaggio, stesso iter, giusto per rimanere fedele alla linea e quindi fuori dalle luci della ribalta, anche se, in quegli anni, in Ucraina, altri erano i pensieri dell’informazione di stato. Terminator ancora non era un caso, ancora non era famoso e questo gli consentì di muoversi liberamente nella notte buia. Questo perché la situazione politica era instabile, da poco la divisione dall’Unione Sovietica da parte  dell’Ucraina era diventata ufficiale e quindi, un paese indipendente. Gli agenti di Stato fecero pressione affinchè la notizia non diventasse di dominio pubblico per un semplice motivo, l’epoca Sovietica aveva lasciato in eredità il rifiuto, da parte del governo, ad ammettere l’esistenza degli assassini seriali, e anche se il paese era indipendente, rimaneva fedele a quelle che erano le direttive del vecchio impero. I fatti vennero insabbiati.
Intanto la popolazione dei villaggi, impaurita sapendo di essere un bersaglio, metteva delle sbarre alle finestre e al pian terreno, come se bastasse…le scuole rimanevano chiuse e solo alla fine l’esercito intervenne per cercare Terminator, così si faceva chiamare, così viene ricordato dalla storia.
“Mi piaceva guardare le mie vittime, osservare mentre morivano, era bello sapere che quelli erano gli ultimi attimi che gli restavano.”
Quando venne arrestato a casa sua, grazie ad una soffiata di un vicino, gli agenti trovarono un arsenale da guerra. Portato in un’aula di tribunale, osservato speciale anche da parte di un equipe di psichiatri, dichiarerà più volte di aver sentito una vocina nel cervello che guidava i suoi pensieri, il suo cuore…la sua mano.
I dottori erano dell’idea che lui fosse un uomo di ghiaccio, freddo e calcolatore, ma anche che era nel pieno delle sue facoltà mentali, capendo quindi la differenza tra il bene e il male.
Nell’aula di tribunale Anatoly Onoprienko ribadiva che sentiva delle voci anche in quel momento e che gli sussurravano qualcosa su di loro e che qualcuno di più forte, Satana, lo spingeva a seguire la sua natura.
Il padre era un alcolizzato che abusava di lui e del fratello e la madre era morta fin da quando erano bambini.
Intano, nel marzo del 1996, prima ancora che il Serial Killer venisse scoperto, il Servizio di Sicurezza Ucraino arresta Yury Mozola, sospettato numero uno delgi omicidi. Per far confessare il presunto colpevole gli agenti utilizzeranno l’elettroshock, lo bruciarono anche su alcune parti del corpo e infine fu brutalmente picchiato. Nonostante tutto Mozola rifiutò di confessare quei crimini, ma il suo corpo non resse all’urto di quegli attacchi, morì durante la tortura.
31 Marzo 1999, alla fine del processo Anatoly Onoprienko fu dichiarato colpevole per i 52 omicidi commessi, la condanna fu la pena di morte tramite fucilazione, ma essendo che l’Ucraina era in procinto di entrare nell’Unione Europea, la condanna, gli fu tramutata in ergastolo.
“Ero un angelo che frequentava la scuola del diavolo”
Serial Killer Anatoly Onoprienko
Serial Killer Anatoly Onoprienko

Enea Rotella

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