Il peggior nemico di uno Stato è il proprio popolo

mobil avePartiamo da un punto preciso, il peggior nemico di uno Stato è il proprio popolo e fu proprio il grande Pertini a ricordare a tutti che…”Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre.”

Uno Stato, o se vogliamo il potere non viene gestito solamente dal sistema politico ma bensì vive e si nutre dal seno dell’economia, quella forte e capace di prendere decisioni del tipo, cosa dobbiamo mangiare, cosa deve essere prodotto e quindi consumato e in quale quantità, i paesi dove si deve investire e chi può o chi non può lavorare e per finire, ma non per importanza, chi deve controllare le risorse o le materie prime. Tutte prerogative che non fanno capo ad un premier ma, che vi piaccia o no fanno capo a privati, o “famiglie” che molte volte ricoprono ruoli Istituzionali.

Finché il poter rimane concentrato ai privati, alla borghesia ricca e potente il popolo avrà un compito, quello di sovvertire l’oridne costituito. Il tutto deve avvenire perché esso ha il compito di rendere il padrone ancora più ricco e contento perché se loro non lo sono, la plebe non potrà avere in cambio le briciole di un lavoro frutto del sangue dei nostri padri in primis.

Dicevamo del potere economico, oggi, oggettivamente, gli Stati Uniti vengono visti come elemento primordiale nella crescita di questo sistema, ma se andiamo ad osservare tra le linee del loro operato internazionale, nei paesi del terzo mondo o dell’America Latina, da sempre, hanno impedito la nascita e quindi il rafforzamento di strutture sensibili al volere della plebe che lavora e geme, lo stesso che mira al miglioramento della propria vita e che di conseguenza, pur il potere muovendo nuove insidie al pensiero, cerca di creare condizioni di vita migliori, non tanto per sé, tanto per i loro figli. Il punto è che governi come quello statunitense puntano a mantenere condizioni faveroveli nel terzo mondo e in America Latina per gli investitori privati, per “famiglie” che sono le sole che possono garantire un ritorno economico nei paesi occidentali. Come detto inizialmente…il peggior nemico di uno Stato è il proprio popolo perché se inizia ad emanciparsi inizia a partecipare attivamente al suo futuro e di conseguenza possono accadere fatti orribili per il potere stesso che tenta in ogni modo di tenerlo tranquillo, passivo…tristemente obbediente.

Oggi, come ho ricordato in passato, la “parola” merita di riacquistare il significato per cui è stata creata, merita di ricercare nel suo passato la Genesi. Un esempio? La parola terrorismo, parola utilizzata di frequente e oggi ho come l’impressione, che faccia più vittime del terrorismo stesso. Oggi con questa parola si indica sempre e solamente quello che fanno gli altri perché voi non vedrete mai uno Stato che ammetterà il fatto che sta compiendo un atto di aggressione. Sì, uno Stato è sempre occupato in un’azione di difesa…qualsiasi cosa faccia e quindi tutte le azioni militari sui mass media, voi le vedrete classificate non come un’azione di terrorismo, ma come un’azione di difesa…qualsiasi cosa faccia ed è proprio qui che interviene l’industria del consenso. Altri termini suscitano la mia curiosità, come ad esempio processo di pace, termine che di continuo insieme agli altri sentiamo nei vari tg o approfondimenti televisivi da basso impero. Un esempio? Bene, prendiamo il processo di Norimberga, tutti noi sappiamo di cosa stiamo parlando…o almeno così si spera. Ebbene esso fu improntato su una dialettica di puro cinismo infatti, il criterio con cui fu portato avanti, con cui si misurava se un crimine di guerra fosse tale o meno, consisteva nel fatto se gli alleati avevano compiuto o meno lo stesso crimine. In altre parole se l’avversario (U.S.A. Gran Bretagna o Francia), avevano commesso lo stesso crimine allora non era punibile e quindi diventava legittimo. So che avete bisogno di esempi concreti per fare un paragone con quel che sto dicendo e quindi ve ne offro uno. Prendiamo come esempio il comandante di sommergibili tedesco Karl Donitz. Ebbene per capire quale fossero i suoi crimini si chiamò a deporre un suo pari, ma di schieramento opposto: l’ ammiraglio Nimitz. Quest’ultimo dichiarò di aver commesso le stesse azioni del suo avversario e quindi per lui si trattò di semplice e legittima difesa, di conseguenza al processo di Norimberga, il bombardamento dei vari centri urbani, che fu applicato in misura oggettivamente maggiore da parte degli alleati, non fu classificato come crimine di guerra…questa è storia! Se non credete a queste parole potete sempre rifarvi al testo scritto sul processo da Telford Taylor, pubblico ministero americano. Il tutto lo definirei teoria del dominio, ma se vi fa più comodo minaccia del buon esempio. La storia recente come sappiamo è piena di altri esempi, potremmo anche ricordare il processo tenutosi a Tokyo contro i crimini di guerra dei giapponesi dove furono impiccati più di mille soldati e molti di loro, non avevano neanche partecipato attivamente a tali crimini infatti, il generale Yamashita fu impiccato perché durante la conquista americana delle Filippine perse ogni tipo di contatto con alcuni reparti che facevano capo a lui e che avevano commesso delle atrocità.

Per chiudere, oggi, l’agenda politica di uno Stato viene dettata dall’economia, giudata sempre più da famiglie ricche e potenti e i cittadini “normali” vengono presi in giro continuamente da una dialettica ormai trasformata, piegata al potere che ormai ne ha cambiato il significato. Oggi una parte della popolazione ha la sensazione di trovarsi in un purgatorio, come la fermata metro di Mobil Ave, solo e in attesa di un treno che difficilmente passerà.

Enea Rotella

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