La desolazione del Caos (ovvero che fine ha fatto la lotta di classe?)

La desolazione del Caos (ovvero che fine ha fatto la lotta di classe?)Oggi molti trentenni, o giù di lì, sono stati cresciuti con l’idea che l’università avrebbe consegnato loro un futuro dignitoso, che soltanto con quel pezzo di carta facilmente le porte del lavoro si sarebbero aperte, dimenticandosi, o forse perché non avevano abbastanza forza nel prevedere il futuro, che il potere non permette ai figli della “classe bassa” di accedere ai piani alti.

Ricordiamo ora l’opera orwelliana 1984, all’interno vi sono gli “alti”, i “medi”, e i “bassi”. Gli alti, nel testo, vengono rappresentati dal Grande Fratello, ovvero un élite di persone che puntano a mantenere il potere, poi vi sono i medi, coloro che lavorano per i primi ma che puntano al grado successivo, e poi i “prolet”, i bassi, quelli che non potranno mai ambire a un futuro migliore perché in minoranza di risorse (e non numerica) rispetto ai primi due.

Ma la domanda che oggi dobbiamo porci è…la lotta di classe è veramente finita? Rispetto agli anni ’60/’70 certamente qualcosa è cambiato, ma oggi la classe operaia è in grado di accendere un’ultima scintilla facendo risorgere dalle sue ceneri  quella realtà fatta implodere dal potere fin dagli anni ’80 con le stragi di stato o di piazza? Oggi la classe operaia è in grado di generare una palingenesi o come ho detto in passato è destinata all’inferno? La storia ci ha consegnato due tipi di “padri” quelli che rappresentano il privilegio, il potere, seduti sui loro troni dorati e i padri braccianti, spazzini, metalmeccanici o muratori (o come canta Guccini i vecchi saggi di montagna), la cui eredità è stata annientata.

Oggi, in un’ottica di indecisione globale, elemento fondamentale da parte dei gentili è il riappropriarsi della parola, non in quanto tale, ma del suo contenuto. Oggi il potere comunica per slogan che sostituisce la lingua umanistica, e lo slogan, è, e peggio ancora, sarà simbolo della vita linguistica futura, e senza diversità di cultura o sfumature sarà perfettamente omologata e asservita all’élite portando quindi noi, ultimi depositari di una visione romantica un mondo di oppressione, un mondo di morte. Oggi il potere, travestito da agnello, da indifeso, nasconde dietro questa maschera la volontà minacciosa di proteggere il proprio illiberismo e antidemocracità.

Fateci caso, oggi sentiamo sempre dalle alte cariche istituzionali le stesse parole, tra tutte “la ripresa  economica”, ma se il popolo capisse che è una truffa, che una ripresa economica non può poggiarsi su un’Italia violentata, struprata negli ultimi ventanni (o anche di più), il popolo, dicevamo, capirebbe che è solamente un inganno, la ripresa, quella vera, deve poggiare su progetti, idee che se attuate potranno portare una vera ripresa solamente dopo 20 o forse 30 anni. Insomma la storia insegna ed è a portata di tutti. La rivoluzione industriale non è nata da un giorno all’altro, l’Italia stessa ha prima visto e vissuto battaglie su battaglie per poter nascere, ma la vera ripresa non la potremmo mai ottenere se prima questo processo non avviene dentro ognuno di noi, dentro il singolo. Per molto tempo il potere ha puntato alla conquista, prima della materia (materie prime, mari e terre), e oggi, della mente dei gentili.

Oggi un groppuscolo di uomini è alla ricerca del potere in quanto tale. Il bene dei più deboli è un argomento che non interessa e hanno indotto la mente dei gentili che non è importante la vita o la felicità, loro puntano al potere allo stato puro. Nessuno si impadronisce del potere per poi cederlo, esso diventa quindi un fine, mai un mezzo perché, che piaccia o no, non si costruisce una dittatura per incentivare una rivoluzione, ma è vero il contrario, a volte si fa una rivoluzione per instaurare una dittatura.

Oggi viviamo nella desolazione del caos, prendete Winston Smith dell’opera orwelliana “1984”, dentro di sè il caos porta ad una conoscenza che però, canalizzata all’esterno trova solo la desolazione del nulla, una terra arida dal quale un fiore non potrà generare, nascere e dare, quindi, vita alla vita.

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Enea Rotella

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