Jackson Pollock tra tele e colori

JacksonPollock

Jackson Pollock nasce a Cody nel 1912, ridente cittadina ai piedi del Parco nazionale di Yellowstone. Il nome Cody deriva dal famoso William Frederick Cody, conosciuto dai più con il nome Buffalo Bill. Forse proprio lo spirito combattivo di questo personaggio ha influenzato il giovane Jackson, infatti fin da piccolo fu uno spirito ribelle, ne è prova l’espulsione per motivi disciplinari dalla Manual Arts High School di Los Angeles. Pollock a soli 19 anni si trasferì nella grande mela e proprio a New York subì la grande depressione o crisi del 1929 con il crollo della borsa di Wall Street, ma il suo destino era stato disegnato dalle sapienti mani di unenergia superiore, che lo portò ad essere considerato tra i maggiori artisti Americani, anche se all’inizio la critica era divisa sull’operato di Jackson.

Durante il suo percorso di vita rimase affascinato dal Surrealismo e dall’arte di Pablo Picasso infatti, riuscì a vedere una mostra allestita a New York nel 1936 e questi fattori incisero in modo netto portandolo a rompere con gli schemi artistici del tempo.

Il suo modo di concepire l’arte va inserito anche in un duplice aspetto, quello post-bellico e l’appofondimento della comprensione del mondo e della coscienza del sè dettata dalla psicoanalisi. Pollock infatti, trasferì sulle sue tele le idee di Freud e Jung sul subconscio attraverso l’action painting (pittura d’azione). Questo stile “fondato” da Jackson prevede, tramite l’uso di smalti e vernici, un’azione spontanea completamente eseguita senza pensarci. Questo stile porta a far gocciolare sulle tele il colore, il tutto avviene in una forma di danza astratta che l’artista propone sulla tela che non poggia su cavalletti e che non prevede, a volte, neanche l’utilizzo di pennelli, infatti il suo corpo era l’elemento di congiunzione tra l’io e la tela. L’opera quindi, enfatizza l’atto fisico della pittura stessa.

Operando in questo modo, si distaccò completamente dall’arte figurativa ed andò contro la tradizione portandolo anche a stare in piedi sulle sue tele. Jackson faceva cadere il colore dove il subconscio mentale voleva, addirittura nei suoi dipinti troviamo mozziconi di sigarette, quasi a sottolineare quella forma di trance in cui cadeva ogni maledetta volta.

Bisogna annotare che l’alcool fu compagna di vita nella sua giovane carriera, giovane perchè proprio l’alcool lo strappò alla vita all’età di 44 anni.

11 Agosto 1956, Pollock muore in un incidente stradale causato dal suo stato di ebbrezza.

Con lui, in quel tragico giorno in auto si trovavano Ruth Kligman, la sua amante e una sua amica che perse la vita.

Jackson era da tempo sposato con Lee Krasner e fu proprio lei che lo introdusse negli ambienti artistici di New York. Nonostante il doppio dolore amministrò le opere e la fama dell’artista con enorme successo.

Tra le opere importanti annotiamo No. 5, 1948

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Il quadro è l’opera più rappresentativa dell’artista, battuto all’asta per 140 milioni di dollari ad un collezionista d’arte tedesco e questo primato indica l’importanza dell’operato di Pollock e la sua bravura nel rompere gli schemi del tempo. Primato che però è stato battuto nel 2011 da un “maestro” che porta il nome di Paul Cézanne. Infatti la sua opera “I giocatori di carte”  è stata battuta, sempre all’asta, per una cifra che si aggira sui 250 milioni di petro/dollari alla famiglia reale Al Thani del Qatar.

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« Quando sono “dentro” i miei quadri, non sono pienamente consapevole di quello che sto facendo. Solo dopo un momento di “presa di coscienza” mi rendo conto di quello che ho realizzato. Non ho paura di fare cambiamenti, di rovinare l’immagine e così via, perché il dipinto vive di vita propria. Io cerco di farla uscire. È solo quando mi capita di perdere il contatto con il dipinto che il risultato è confuso e scadente. Altrimenti c’è una pura armonia, un semplice scambio di dare ed avere e il quadro riesce bene. »
———————
Enea Rotella
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