Francis Bacon, Istinto e Caso

Francis Bacon studio
Francis Bacon, nasce  il 28/10/1909 in una clinica di Dublino, al numero 63 di Lower Baggot Street.

Istinto e Caso, sono due termini importanti per il pittore, questo lo si può notare leggendo opere dedicate all’artista, interviste, lettere. Bacon apprezzava il concetto di inconscio e ci teneva a precisare l’importanza determinante dei processi creativi inconsci nella realizzaione dei suoi lavori. Diffidava, però, sia delle interpretazioni psicologiche della pittura, sia dalla pittura che si autodefiniva psicologica.

Come nelle sue tele anche nella vita privata si faceva guidare da questi due fattori, Istinto e Caso, basti pensare al gioco d’azzardo, che rappresentava per lui la passione più grande. Anche la sua sessualità e la sua tossicodipendenza furono contraddistinte da una certa irrequietezza. Possiamo tranquillamente affermare che egli amava il rischio e l’avventura, manifestazioni che qualsiasi psicologo le potrebbe collocare sotto il nome di perversioni o di nevrosi d’impulso. Interessante ricordare cosa ne pensa S. Falcone per quanto riguarda il gioco d’azzardo, “L’eccitamento del gioco corrisponde all’eccitamento sessuale; quello di vincere, all’orgasmo (e all’uccidere); quello di perdere alla castrazione (e all’essere uccisi). Quindi si può affermare che il giocatore cerca di capire se il fato è favorevole al suo giocare (masturbarsi) o se è contrario (castrare).”

Per cogliere al meglio il significato che Bacon da a Istinto e Caso sarà utile riportare un estratto dell’intervista rilasciata da Francis al suo amico Michel Archimbaud.

B -…prevedevo di realizzare un certo soggetto e poi, in modo del tutto sorprendente, è uscito fuori qualcos’altro. Si è trattato di un caso e allo stesso tempo di qualcosa di molto evidente. Questo è per me l’istinto, ma non potrei dargliene una definizione: posso appena dirle come un giorno sono avvenute le cose, nient’altro.

A – Ha adoperato il termine “Caso”. Mi pare che sia una parola che lei adopera volentieri. Può dirmi più precisamente cosa intende con essa?

B – Non è facile per me specificare cosa significhi questa parola. Mi pare impossibile spiegare che cos’è un caso. Il termine copre realtà diverse. Per esempio, quando si dipinge a olio possono verificarsi avvenimenti inaspettati, si può fare una macchia, girare il pennello in un modo o nell’altro, e tutto ciò può produrre effetti ogni volta diversi, fino a modificare tutta l’implicazione dell’immagine. Quando si lavora puntando in una certa direzione si cerca di andare il più lontano possibile in quella direzione e in questo modo si distrugge l’immagine che si era prevista e che non si ritroverà più. E’ sempre allora che nasce qualcosa di inaspettato, che spunta fuori inopinatamente. Si sa, si vede qualcosa che si farà, ma la pittura è così fluida che non si può notarvi niente. Il fatto più strano è che quel qualcosa che è apparso quasi suo malgrado è spesso migliore di ciò che si aveva intenzione di fare. Ma non sempre è così purtroppo! Ho distrutto spesso, riprendendoli, rielaborandoli, quadri che all’inizio erano molto migliori di ciò a cui approdavo.

A – Intende dire che quando comincia un quadro non sa in che direzione muoversi, e ancora meno quale sarà il suo risultato?

B – No, nient’affatto, perchè quando comincio a lavorare a un quadro ho una certa idea di ciò che intendo fare; ma mentre dipingo, di colpo, come se uscissero dalla stessa materia pittorica, nascono forme e direzioni che non prevedevo. E’ questo che io chiamo caso.

A – Questi casi si potrebbero definirsi inconsci?

B – Non proprio; questa parola ricorda troppo la psicoanalisi, e non penso affatto che si tratti della stessa cosa; ma forse, da un certo punto di vista, non siamo troppo lontani da quello che intendeva Freud.

A – Pensa che la pittura sia essenzialmente costituita da questi Casi?

B – No, la cosa è più complessa. Quello che alla fine appare sulla tela è nel migliore dei casi, probabilmente, una commistione tra la volontà del pittore e i Casi, dei quali parlavamo poco fa. Credo che in pittura, e probabilmente anche nelle altre arti, ci sia sempre una padronanza e una parte di sorpresa, e forse questa distinzione si collega con il campo di ciò che la psicoanalisi ha definito come conscio e inconscio…

A – Nella sua biblioteca ho visto delle opere di freud, e lei si riferisce spesso alla psicoanalisi. E’ una cosa importante per lei?

B – Mi piace molto leggere Freud, perchè apprezzo il suo modo di spiegare le cose; ma, nello stesso tempo, non essendomi mai sottoposto ad autoanalisi, non saprei bene cosa pensare della psicoanalisi. Chissà, forse avrebbe potuto essermi d’aiuto.

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Bacon è l’esasperante e conturbante artista del nostro tempo che continua a dipingere la faccia umana significatamente distorta. Bacon si sta vedendo nella faccia della madre, ma con qualche distorsione in sè che fa impazzire sia lui ma anche chi ha la fortuna di vedere le sue opere dal vivo. Le facce sono quanto mai lontane dalla percezione del reale, nel guardare le facce egli cerca di essere visto. La sua confessata preferenza nell’avere il vetro a copertura della tela è in rapporto con il suo senso di indipendenza dal caso. Il vetro coprendo i quadri, li pone al di fuori dell’ambiente che il vetro stesso protegge, creando così un gioco fortuito di riflessi che valorizzano i suoi disegni.

Ma come si vedeva e cosa vedeva di sè Bacon allo specchio?

” Detesto la mia faccia, e se ho fatto degli autoritratti è solo perchè non c’era nessun altro. Ma ora smetterò”.

Fondamentale nel periodo della crescita il rapporto con la figura paterna, benché lo detestasse. Francis, nel ricordarlo, utilizzò termini come litigioso, iracondo e tirannico nel governare la casa e lo ricorderà anche per i suoi modi censori e rabbiosi. Aprrezzava la dolcezza della madre e ne dava la precedenza in rapporto ai suoi bisogni. In quel periodo, tra il 1924 e il 1926 ebbe la consapevolezza della sua omosessualità. Durante il periodo del colleggio alla Dean Close School di Cheltenham, ai genitori, giunse notizia del fatto che il figlio fu allontanato dalla scuola per i suoi rapporti poco chiari con i suoi coetanei. Al suo ritorno a casa  dichiarò l’intenzione di dedicarsi all’arte e questo per il padre significò un futuro di decadenza e povertà.

Nel 1927, a 17 anni, raggiunse Berlino con lo zio Harcourt Smith e per Francis fu il luogo della liberazione assoluta, anche perché lo zio non disdegnava i rapporti omosessuali. Dopo qualche tempo decise di recarsi a Parigi dove eleganza e vitalità lo portarono in molte occasioni a visitare, nel corso della sua vita, la capitale Francese.

Punto fondamentale della sua vita fu quindi l’omosessualità, la sua vera natura, nonostante le difficoltà culturali del tempo ebbe sempre la forza e il coraggio di non nasconderla e di non nascondersi. Ebbe due grandi amori che morirono presto, ed entrambi in circostanze drammatiche, con delle coincidenze particolari, ovvero caddero il giorno prima di due importanti mostre.

Bacon era un assiduo frequentatore di case da gioco e di casinò e questo influì nelle sue tele, correre il rischio di dare tutto piuttosto che sottomettersi a un modo di procedere pianificato. Puro Istinto. Egli passava molte delle sue serate in un pub, al primo piano di una casa in Dean Street, posto dove non si recava per stare in buona compagnia, ma per bere, ma nonostante questo stile di vita, ogni maledetto giorno, alle  h 07:00 del mattino iniziava il suo viaggio. Essendo Irlandese preferiva essere e vivere da uomo di strada, non era un frequentatore di salotti buoni della società del tempo, diceva sempre quello che pensava e questa libertà e passionalità sono strettamente legati, per motivi storici, alla sua terra, diversa dal resto dell’isola Britannica.

L’Istinto e il Caso li possiamo trovare, quindi, non solo nella sua vita privata ma anche nelle sue opere. In particolare il viso e le parti del viso che hanno da sempre costituito un leitmotiv nella sua vita artistica, fino a diventare un agitarsi compulsivo e morboso entro i confini di questo territorio anatomico umano. Una prova sono i titoli delle tele chiamate con insistenza, Testa.

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Il quadro che inaugura la serie dei ritratti e autoritratti alla maniera di Bacon è quello su W. Blake, si tratta di una serie di dipinti ispirati dalle fotografie del calco di gesso del volto di Blake da vivo.

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Quello che sicuramente deve aver colpito Francis è l’atmosfera ambigua che si crea tra la vita e la morte, che si espande dal calco in gesso fino a diventare una maschera funeraria di un uomo vivo. Partendo da questo punto, l’artista, esplora una serie di sensazioni che riguardano la morte, sia nel campo esistenziale che artistico.

A proposito della morte e della religione cristiana, alla domanda se, preferirebbe rinunciare all’immortalità dell’anima piuttosto che vivere nella dannazione eterna, rispose…” Credo che la gente sia affezionata al proprio io, da preferire la dannazione al puro annientamento (…), perchè se anche fossi all’inferno, avrei sempre e comunque la possibilità della fuga. E sarei anche sicuro di farcela.

bacon

Viviamo quasi sempre

protetti da schermi.

Viviamo un’esistenza schermata.

Quando sento dire che il mio lavoro

è violento, penso

che forse, di tanto in tanto,

sono riuscito a tirar via qualche velo, qualche

schermo.

Cerco soltanto di strappare al mio sistema nervoso le immagini più fedeli,

le più vere.

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