La solitudine del pensiero

intellettuali di sinistraIn questi tempi bui dobbiamo partire dal pensiero che il mondo non premia l’onestà e l’indipendenza, ma l’obbedienza e il servilismo. Oggi viviamo in un mondo dove domina la concentrazione dei poteri e sono in pochi ad opporsi, e il punto è che chi detiene il potere non da premi a chi lo mette in discussione. Oggi, chi vuole pensare con la propria testa, probabilmente, pagherà un prezzo molto alto e se si ha ben chiara questa prospettiva cupa allora si possono fare delle scelte e se è quella dell’indipendenza idelogica, il risultato sarà la solitudine del pensiero. Le voci di dissenso oggi vengono ignorate e quando i poteri forti non le possono più ignorare e quindi, rispondere ai loro argomenti, queste vengono denigrate. A volte, quello che da motivo di pensare è che gli attacchi vengono compiuti anche dai vari intellettuali di sinistra, infatti, con il tempo, il compito di perseguire le eresie è stato affidato a loro, “i guardiani delle sacre verità politiche e i sicari incaricati di difenderle”. I finti intellettuali di sinistra mirano anche loro alla conquista del potere sfruttando, a differenza dei loro colleghi di destra, la forza delle masse popolari, diventando a loro volta servi del capitalismo di stato e privato. Bakunin li ricorda come coloro che “bastonano il popolo col bastone del popolo”.

Anche loro servi di un sistema quindi, lo stesso che sfrutta il lavoratore, Wilhem von Humboldt per molto tempo ha cercato di studiare il rapporto che vi è tra il lavoratore e il produrre a comando un oggetto, infatti, lui affermava che se un lavoratore produce a comando un oggetto bellissimo lo si può ammirare, ma vi è anche una sensazione di disprezzo dettato dal fatto che non è più un essere umano ma una macchina. Anche Alexis de Tocqueville era sulla stessa scia di pensiero, infatti sosteneva l’idea che se da una parte abbiamo l’arte che progredisce, dall’altra l’artigiano regredisce e questo è un sistema inumano perché il lavoratore perde il controllo del proprio lavoro. Ad incarare la dose troviamo anche Rousseau che riesce ad andare oltre, infatti il libero pensiero creativo e la sua espressione viene ignorato dal lavoratore e quindi loro devono innanzitutto identificare  cosa significa la parola libertà, perché il lavoro salariato di questo sistema capitalistico è immorale, il potere trasforma in schiavitù il lavoratore poiché non è padrone del proprio lavoro e oggi, neanche dei suoi guadagni miseri.

Oggi il capitale economico è esclusivamente sottoposto al controllo privato e la gente è costretta a vendere il proprio lavoro per sopravvivere, certo molti potrebbero pensare che sia un libero contratto firmato dalle due parti, ma questa badate bene è una menzogna colossale perché se l’alternativa è, o fai quello che ti dico o muori di fame, non esiste e non può esistere una scelta, questa si chiama schiavitù salariata, come veniva definita già dal XVIII sec.

Oggi siamo così convinti di essere padroni del proprio lavoro quando alla fine, non siamo padroni neanche dei propri sogni.

Dal Blog di Enea Rotella

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