Trenta principesse prigioniere in fondo al mare

10255360_10152167891701429_4717681260997056623_nIn un’intervista rilasciata nel 2009 a Riccardo Bocca per l’Espresso, il pentito Francesco Fonti in merito all’affondamento delle “navi a perdere” che giacciono lungo le coste calabresi piene di rifiuti tossici, non usa mezzi termini: il suo mestiere era affondare navi per conto delle multinazionali, della ‘ndrangheta, dei servizi segreti italiani e con il coinvolgimento di politici come Ciriaco De Mita, Gianni De Michelis e Bettino Craxi. Le affondava con la dinamite: oltre 30 navi che dormono lungo le coste Calabresi. Poi c’erano i barili tossici, sepolti nell’entroterra.

Quando Bocca domanda se vi siano dei punti di contatto tra la vicenda dei rifiuti tossici e la morte della giornalista Ilaria Alpi, Fonti diventa evasivo limitandosi a replicare che a suo tempo la Somalia veniva definita dallo stesso De Michelis (per voce di Craxi), come “pattumiera dove portare questi rifiuti” (leggi: “I pirati somali). Il comandante Natale De Grazia, collaboratore attivo con il reparto investigativo della procura di Reggio Calabria, morirà in circostanze misteriose il 13 dicembre 1995.

Oggi quelle navi fantasma giacciono ancora sotto al mare, come sprofondate in un sonno apatico. Un po’ come lo Stato italiano, dormienti, nell’attesa del bacio di un principe azzurro onesto e coraggioso che possa far luce su quello che è certamente l’ennesimo mistero nazionale.

Quanto ancora dovranno dormire queste trenta principesse prigioniere dell’incantesimo di una strega malvagia regina del regno del male, prima che qualcuno le desti dal loro lungo sonno, liberando il mare dal loro pericoloso carico di morte?

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