Marzio Breda e la metamorfosi del ruolo dei Presidenti della Repubblica

Marzio Breda e la metamorfosi del ruolo dei Presidenti della Repubblica

Che metamorfosi ha avuto il ruolo dei Presidenti della Repubblica italiana nella politica interna degli ultimi decenni? Sul quesito ha risposto Marzio Breda, quirinalista e firma del Corriere della Sera. In un ritorno lucido al passato ricorda come un tempo il Presidente della Repubblica si limitava a notificare le decisioni dei partiti, di come erano silenziosi fino a quando hanno ceduto ad una forte spinta presidenzialista. L’evento a cui ha partecipato il giornalista, ovvero “La metamorfosi del ruolo dei Presidenti della Repubblica” è stato organizzato dal Rotary Club Catanzaro 1951 e in una sala attenta, Marzio Breda ricorda Pertini, presidente ma soprattutto uomo che amava stare tra il suo popolo in un periodo in cui l’Italia era stata ferita dal terrorismo. Ricorda Cossiga, che veniva soprannominato “il sordo muto” abituato a fine mandato, a vendette personali contro l’allora D.C. ma che fu anche colui che profetizzò tangentopoli. Mentre Oscar Luigi Scalfaro si trovò a gestire la situazione più difficile per la politica italiana per il fatto che i partiti iniziarono a crollare dopo tangentopoli per poi veder affacciarsi nello scenario italiano le seconde o terze file della vecchia politica. Altro personaggio importante fu Carlo Azeglio Ciampi, il professore che non essendo un politico, si circondò al Quirinale di persone con un alto profilo professionale e si rifiutò di firmare la legge sulle televisioni di Berlusconi. Marzio Breda ricorda anche Napolitano che ha dovuto affrontare una crisi di potere tale da dover allargare la fisarmonica delle alleanze, ma soprattutto, formare tre governi che nessuno ha votato. Oggi indubbiamente, continua Marzio Breda, il Presidente ha molteplici funzioni, diverse da quelle che prevede la Costituzione visto che, Napolitano ha vestito a più riprese il ruolo del Ministro degli Esteri o anche da Primo Ministro. Sempre riferendosi all’attuale Presidente della Repubblica, il giornalista del Corriere della Sera sottolinea il modo indelicato con cui è stato tirato in mezzo da alcune testate giornalistiche sul processo Stato-mafia. Certo forse la forma è stata sbagliata, ma la sostanza rimane, ovvero Giorgio Napolitano,  testimonierà all’udienza del 28 ottobre, in merito alla missiva che Loris D’Ambrosio scrisse e indirizzò al Presidente il 18 giugno del 2012, e in quella dell’aprile 2012 inviata dall’inquilino del Quirinale all’allora procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito, in cui si esponevano le lamentele dell’ex presidente del Senato, imputato per falsa testimonianza.

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