Schengen. La chiusura delle frontiere negli anni ’90

Schengen immigrati

In queste settimane molti benpensanti, hanno discusso sull’opzione di sospendere il trattato di Schengen. Lo stop all’immigrazione però non è solo argomento di questi giorni perché in Italia, è stato sempre un tema che ha diviso le correnti politiche e la popolazione. Facciamo un passo indietro agli inizi degli anni ’90. Il sociologo Francesco Alberoni, interpellato dal Corriere della Sera ha affermato: <<Si stanno creando le premesse  per un drammatico scontro etnico-religioso che può avvelenare l’Europa nei prossimi decenni>>. Previsione quantomai azzeccata. Nel suo intervento ha proseguito facendo una distinzione tra i “nostri” nonni bianchi e cattolici e “loro”, quelli di colore, di religione islamica che faranno i lavori peggiori accumulando frustazioni e risentimenti. I vari ministri di quel governo, Gianni De Michelis e Rosa Russo Jervolino, proposero l’introduzione del numero chiuso creando un solco profondo con il partito comunista, i sindacati e le organizzazioni cattoliche. Antonio Pizzinato, ex segretario della Cgil, nel suo intervento riportato dal giornalista Renzo Di Renzo sull’Espresso del 10 settembre 1989, ha evidenziato che…: << Stiamo dimenticando la nostra storia. Per oltre un secolo i governi italiani si sono battuti contro il numero chiuso che impediva ai lavoratori italiani di andare all’estero o li costringeva ad andarci da clandestini>>. Anche i socialisti con Ottavio Del Turco si opposero al numero chiuso: <<E’ una pretesa da paese totalitario […] I paesi democratici che l’hanno voluto introdurre, come gli Stati Uniti, sono diventati una groviera. E’ inutile fare leggi che poi non si riesce a far rispettare e che in ogni caso getterebbero nell’illegalità, e nelle mani della malavita, migliaia di immigrati clandestini>>. Come si è potuto notare già da queste prime battute, il problema, ha radici molto più antiche rispetto alle diatribe quotidiane legate all’immigrazione. Oggi la Lega Nord si sta battendo molto sul tema dimenticando che nel bresciano agli inizi degli anni ’90, centinaia di immigrati lavoravano nell’industria siderurgica. Semmai il punto interessante, come ha giustamente ricordato Renzo Di Renzo,  era la preoccupazione dell’insediamento in quelle terre dei meridionali, accusati di prendersi i lavori considerati più comodi, i posti nell’impiego pubblico. Oggi, altro punto delicato è la Francia e i vari attentati terroristici. Ma qual era la posizione di Parigi agli inizi degli anni ’90? I numeri parlano chiaro: oltre quattro milioni di stranieri regolarizzati e circa 200 mila clandestini. Gli algerini, che sfioravano quasi il milione, hanno goduto di uno statuto particolare che li facilitava nell’ottenere il permesso di soggiorno. Giunti al governo i socialisti, venne subito abrogata la legge dell’allora ministro degli Interni Charles Pasqua, che per due anni circa aveva provocato espulsioni di massa e rigidi controlli alle frontiere. Ma se da una parte divenne più facile per gli irregolari ottenere un permesso di residenza, ma solo a patto che fossero presenti sul territorio da molti anni dall’altro, si restrinsero i poteri dei prefetti di polizia nel rifiutare il rinnovo dei permessi e nel firmare le espulsioni perché tali poteri, furono spostati verso una commissione formata da tre magistrati.

 

Enea Rotella

 

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