Goldman Sachs ed Apple. Le lobby americane che conquistano il governo che verrà

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Mentre in America i candidati alle presidenziali fanno il giro degli Stati per raccattare voti, lobbisti, banchieri e faccendieri fanno a gara a chi dona più soldi ai vari partiti. Naturalmente nessuno versa fior di quattrini per ricevere in cambio una stretta di mano. Le lobby non sono organizzazioni senza scopo di lucro e, d’altronde, lo scandalo Watergate che coinvolse Richard Milhous Nixon fece da spartiacque nella storia americana. Il quadro generale che esce fuori da queste prime battute elettorali è che tutti i finanziatori, come nelle corsa all’ippodromo, sono pronti a puntare i soldi sul cavallo vincente. O, più che altro, a farlo vincere. Ma quanti soldi spendono, queste lobby? E chi sono? Facciamo qualche conto.

Le lobby dietro a Jeb Bush

Il concorrente presidenziale repubblicano Jeb Bush, solo nel 2015, ha ricevuto una somma pari a 103 milioni di dollari. Naturalmente, per sapere come verranno spesi bisognerà aspettare i dati ufficiali che verranno forniti dal Fec (Federal Election Commission). Ma per intanto si sa già chi sono i generosi benefattori. Circa 10 milioni di dollari sono stati versati dalla società di Hank Greenberg, la C.V. Starr che si occupa di servizi assicurativi ed è anche attiva nel campo energetico. Circa 3 milioni di dollari sono stati versati da Miguel Benito “Mike” Fernandez, uomo d’affari nel settore sanitario americano e fondatore del MBF Healthcare Partners. Un milione da Morton S. Bouchard, proprietario di una società petrolifera e altri 300 mila dollari da Francis Rooney, che è stato ambasciatore sotto George W. Bush. Ma l’aspetto ancora più preoccupante è che dell’intera somma, circa 43 milioni di dollari sono stati spesi per l’informazione, tra tv e annunci digitali.

Le lobby dietro a Hillary Clinton

Lo stratega della Clinton, Guy Cecil, ha ricordato che di questi dollari, sei milioni sono stati investiti per screditare e attaccare la candidata e in previsione futura, ha continuato Cecil, gli oppositori: “Stanno preparando una campagna di un miliardo di dollari per ingannare e distorcere“. Certo la Clinton non è da meno in fatto di finanziamenti ricevuti da parte di lobbisti e banchieri. In prima fila infatti c’è George Soros. L’uomo che distrusse la Banca d’Inghilterra ha versato nelle casse della Clinton, per lo meno la parte ufficiale, 6 milioni di dollari. Altri sostenitori facoltosi sono gli israeliani Haim and Cheryl Saban, che hanno versato 3 milioni di dollari.

Naturalmente la lista di questi generosi donatori è molto più lunga. Il portafoglio della candidata alla guida del governo americano, negli ultimi mesi si è riempito raccogliendo 125 milioni di dollari per la sua campagna elettorale. Chissà che uso ne farà. La domanda è lecita, perché Hillary è solita fare molti discorsi a pagamento e il suo cachet ammonta a 275.000 dollari, come accaduto davanti ai clienti del GoldenTree Asset Management. Ma quando le fanno notare questa sua forte simpatia per le idee e per il portafoglio degli sciacalli di Wall Street, la Clinton ha puntualizzato come anche l’attuale presidente Barack Obama in passato abbia ricevuto forti finanziamenti dai colletti bianchi e come questo non sia stato di impedimento per far passare alle camere la riforma Dodd-Frank, che in sostanza promuoveva una maggiore regolazione della finanza speculativa tutelando i consumatori. Anche se in molti sono critici perché tale riforma non tutela affatto gli statunitensi. Dulcis in fundo come non menzionare i 675 mila dollari versati a Hillary Clinton dalla Goldman Sachs? Quando un giornalista le fa notare che lei si accompagna con banchieri ambigui, chiedendole se renderà pubblico il contenuto dei suoi discorsi alla Goldman Sachs, la Clinton in tutta risposta… ride!.

D’altronde, Hillary Clinton ha un rapporto privilegiato con Goldman Sachs: più volte si è presentata alle conferenze con Lloyd Blankfein, presidente e CEO della banda d’affari.

L’altro candidato, Bernie Sanders, ha raccolto una somma non indifferente: circa 75 milioni di dollari. Alcune società però si muovono sotto la luce del sole, nell’elargizione dei propri contributi. Una di queste è la Apple. Da quando il fondatore Steve Jobs è morto, la società ha speso una fortuna in lobbismo, circa 27 milioni di dollari, ricevendo in cambio molti vantaggi, come l’operazione Trans-Pacific Partnership. Anche la lobby delle case farmaceutiche non è da meno: suddivide i suoi investimenti privilegiando i repubblicani, cui destina il 63% dei 20 milioni di dollari investiti (11 milioni di dollari), e lasciando qualcosina anche ai Democratici, 6 milioni e mezzo di dollari, che non si sa mai!

Certo, come sia possibile farsi eleggere a suon di vagonate di milioni di dollari dalle industrie petrolifere, farmaceutiche, bancarie e finanziarie, e garantire poi di avere come priorità l’interesse dei cittadini, è uno di quei misteri buffi a cui la gente piace credere, senza farsi troppe domande.

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