La ‘ndrangheta in Calabria non dorme mai

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In Calabria, nella lotta alla ‘ndrangheta, esistono due tipi di Istituzioni: quelle che la combattono sedute comodamente su una poltrona di un teatro, nelle sale universitarie, in quelle pubbliche, e quelle che subiscono minacce da parte delle ‘ndrine e che, di conseguenza, l’affrontano.

Nelle settimane passate, nella provincia di Catanzaro è stata bruciata per la seconda volta la macchina del presidente della commissione contro la ‘ndrangheta della Regione, Arturo Bova. A distanza di poche ore a Crotone è stata bruciata l’auto dell’ex sindaco di Crotone, Giancarlo Sitra. Sulle cause sono in corso accertamenti. A Lamezia Terme una bomba è stata fatta esplodere nel garage dell’abitazione di un agente della polizia Penitenziaria mentre il Comando provinciale di Vibo Valentia, ha fermato un uomo che avrebbe ucciso a colpi di kalashnikov il pluripregiudicato Domenico Di Leo, morto nell’estate del 2004 a 33 anni.

Sempre negli ultimi tempi sono stati colpiti gli interessi del clan “Grande Aracri” di Cutro nell’operazione “Aemilia“, e l’auto del giornalista Pasqualino Rettura è stata incendiata. Prima di Natale è stata recapitata al giornalista Francesco Mobilio, a Pietro Comito direttore di una rete televisiva e all’avvocato Marco Talarico una busta contenente una frase intimidatoria, un proiettile ed il titolo di un articolo. Tutto questo è avvenuto mentre a Messina falsi poliziotti hanno bussato all’appartamento universitario del figlio del procuratore di Reggio Calabria.

Ma forse, il dato più preoccupante è che tutto questo in Calabria è routine.

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