Michele Sindona. Che fine ha fatto la “Lista dei 500”?

Michele Sindona. Che fine ha fatto la “Lista dei 500”?

Procediamo con ordine e semplici domande per far comprendere a tutti chi fosse Michele Sindona e in cosa consiste la “Lista dei 500”.

Sindona è stato membro della loggia denominata P2 (tessera n. 0501), è stato banchiere, criminale e mandante dell’omocidio di Giorgio Ambrosoli. Sindona morì avvelenato in carcere dopo aver bevuto uno squisito caffè al cianuro di potassio. Ad oggi la sua morte rimane un mistero.

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La “Lista dei 500” è un tabulato pieno zeppo di nomi dei politici, finanzieri e alti gradi militari che esportarono illegalmente centinaia di milioni all’estero. Soldi che di certo non provenivano dai risparmi del proprio stipendio. Ma facciamo un passo indietro. Nei primi anni ’80 un confidente raccontò agli uomini della Squadra mobile, che un plico con numerosi documenti venne consegnato da Sindona ai clan mafiosi dei Bontade, degli Inzerillo e degli Spatola. Nel 1979 Sindona fuggì dagli Stati Uniti in Italia subito dopo il crack della banca Franklin di New York. A rimetterci furono soprattutto alcune famiglie mafiose siculo-americane. Il faccendiere fu portato in Sicilia dalla mafia per risarcire le famiglie. Sindona decise di fornire loro dei documenti preziosi con i quali la mafia avrebbe potuto ricattare politici, banchieri e militari. Una volta ricevuta questa potente lista la famiglia Inzerillo spedì il tutto negli Stati Uniti nel 1981 e pochi giorni dopo, il capo clan Totò Inzerillo fu ucciso a colpi di mitra. Secondo la polizia  italiana (siamo sempre nei primi anni ’80), tale lista è in America in mano alla mafia. Ma che fine ha fatto veramente la “Lista dei 500”?

La lista, conclude il giudice istruttore Bruno Apicella nella sentenza istruttoria depositata in questi giorni, è davvero esistita. Ma non si è riusciti a trovarla perché in tanti, dagli amministratori del Banco di Roma alle autorità svizzere, hanno messo i bastoni fra le ruote della giustizia. Gli uomini del Banco di Roma, dice il giudice, hanno nascosto o addirittura distrutto la lista: sono Mario Barone, Ferdinando Ventriglia e Giovanni Guidi. Ma non sono perseguibili perché il reato è stato nel frattempo amnistiato.

Conclusioni.

E se questa lista esistesse ancora? E se fosse chiusa in qualche cassetto di qualche scrivania in qualche lussuoso studio notarile o legale? Indubbiamente oggi a nessuno interessa mettersi alla ricerca di questi tabulati. Ma proprio su questi documenti e tanti altri ancora di simile natura poggia una parte della politica che ancora oggi in Italia, occultamente lavora indisturbata nelle stanze del comando. Nomi di politici, imprenditori di alto rango, generali militari che hanno occultato ingenti somme di denaro. Gli stessi che oggi dovrebbero mettersi alla estenuante ricerca della verità. Un conflitto di interessi di natura incestuosa che come si è visto anche in chiave moderna, da sempre ha rifocillato le casse delle banche situate nei paradisi fiscali. Ieri come oggi la stiuazione non è mutata. Quis custodiet ipsos custodes?

 

Enea Rotella

 

 

 

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