Mani pulite-25 anni dopo. Di Barbacetto, Gomez e Travaglio. Un libro che è l’ultimo baluardo dell’informazione corretta

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Il libro “Mani pulite – 25 anni dopo” per i nostalgici della verità storica, dovrebbe accomodarsi nelle librerie delle famiglie italiane per ricordarci chi siamo, ma soprattutto per chiederci perché oggi si è arrivati a questo punto. Non si può comprendere il presente se non si conosce il passato. Ma anche perché non bisogna restare indifferenti a tutto ciò che ci circonda. Prendendo in prestito una frase de “Il conte di Montecristo – Alexandre Dumas”: “l’incertezza è il peggiore di tutti i supllizi”, il testo di Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio edito da Paper First è da considerarsi a tutti gli effetti una bibbia che ci fa comprendere che: “se possiamo capire che due più due fa quattro allora non ci hanno tolto tutto”.

Personalmente l’ho acquistato pur avendo nella mia piccola biblioteca anche le copie precedenti non aggiornate. Si potrebbe pensare perché comprarlo se sostanzialmente quelle pagine diranno le stesse cose? Come ha detto un mio amico: “E che ci sarà scritto? Che Craxi è morto ad Hammamet? Molti hanno fatto carriera e Di Pietro e Colombo se la sono presa in saccoccia?”. In effetti come dargli torto? Personalmente è il mio modo di dire grazie a dei giornalisti che in questo assurdo paese hanno fatto il loro lavoro. Un modo come un altro di riconoscenza: comprare il loro libro. Per ricordarmi come si fa questo mestiere e non come quei mammuth dell’informazione che si aggirano nelle cristallerie che non sono stati in grado di prevedere la Brexit o il fenomeno Trump avendo perso il contatto con la realtà. Dopotutto succede questo dopo che si frequentano per lunghi periodi i salotti buoni. Come scrive Noam Chomsky in Capire il potere: “col tempo il compito di perseguire le eresie è stato affidato alla casta degli intellettuali, che sono i guardiani delle sacre verità politiche e i sicari incaricati di difenderle”. Perché non va dimenticato che in Italia la libera informazione, escluse poche realtà, è in mano a gruppi economici importanti, gruppi che tengono in ostaggio anche il sistema politico e quindi la Democrazia.

Per i tre giornalisti queste sono le motivazioni che li hanno spinti alla nuova pubblicazione di Mani pulite.

Perché molti, quelli più giovani di noi, non c’erano e non ne sanno nulla. Perché molti, i nostri coetanei e i più anziani di noi, c’erano e hanno dimenticato. E perché la classe dirigente più inquinata d’Europa, la nostra, in gran parte identica a quella di 25 anni fa, ha prima pilotato l’Operazione Amnesia e poi ne ha approfittato per continuare a fare le stesse porcherie. Ma anche perché non passa giorno senza che la cronaca ci riporti a quel 1992, quando la legge fu per la prima volta nella storia d’Italia davvero – come prevede la Costituzione – «uguale per tutti»: uno choc da cui i nostri padroni del vapore non si sono ancora riavuti.

Indubbiamente, dovrebbe far pensare sapere che al convegno organizzato al palazzo di giustizia davanti a Piercamillo Davigo e Antonio Di Pietro, la sala era pressoché vuota. Questo forse dovrebbe far accendere una piccola spia d’allarme. Ma tant’é. La corruzione piazza l’Italia al 60° posto su 176 e tra le pagine del libro si capisce il perché: “in Parlamento si nascondono oltre 90 fra indagati, imputati, condannati e prescritti”, o anche la dichiarazione di Matteo Renzi che definì l’operazione Mani Pulite «una barbarie giustizialista».

Nell’introduzione del libro tanti sono gli spunti di riflessione, come quando viene ricordato Peter Gomez il cui stipendio da giornalista alle prime armi fosse poco più di un milione di lire al mese. Come direbbe il grande principe De Curtis in Miseria e nobiltà: “Ma chi le ha viste mai”. Sì, perché oggi il cruccio di molti giornalisti, che siano alle prime armi o meno, non è quanto guadagna, ma se mai avrà uno stipendio per fare onestamente il proprio lavoro. Ma questo, è un altro discorso. Perché comunque vada, i coisiddetti “poteri forti” hanno bisogno dell’instabilità a tutti i livelli per poter continuare a mantenere il loro ruolo predominante. Ed è anche per questo, come viene ricordato dai tre giornalisti, che le parole di Davigo sulla classe dirigente che  “non ha mai smesso di rubare, ma soltanto di vergognarsi” fanno ancora più male. Anch’io voglio chiudere con lo stesso pensiero che chiude l’introduzione del libro Mani pulite-25 anni dopo.

Pensa un po’ come saresti diventato, se restavi tra noi. Uno come noi, saresti diventato, che non sappiamo nemmeno più da che parte stiamo, perché a mettersi dalla parte della ragione, qui in Italia, c’è sempre il rischio, anzi la certezza, di vederla amministrata in modo tale da fornirne di migliori a chi sta dalla parte del torto.

Indro Montanelli

 

Enea Rotella

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